lunedì 20 febbraio 2006

Oggi è il mio compleanno ed è anche lunedì, come il giorno in cui sono nato, 56 anni fa. Non è stata una giornata speciale, ho lavorato tutto il giorno salvo una piccola pausa per il pranzo. Il tempo, del resto, non aiutava: pioggia e vento per quasi tutta la giornata. Molti amici, vicini e lontani, mi hanno fatto gli auguri e questo mi ha fatto, ovviamente, piacere. Ho ricevuto anche dei regali e tra essi ho apprezzato maggiormente i due libri: uno di Piero Angela sull'innamoramento, un altro del genere poliziesco ma incentrato su una storia vera, quella della banda della Magliana che ha segnato la cronaca nera per molti anni, intrecciandosi anche con mafia, P2 e politica, in sostanza i buchi neri dell'Italia di questi ultimi anni. Non mi sono fatto alcun regalo, da solo. Non mi andava e poi ero troppo preso dai miei pensieri ma forse dopodomani pomeriggio, se avrò un po' di tempo mi compro un'altro di quegli aggeggetti elettronici per cui vado matto. Chissà. Stasera sono andato a trovare mia madre, che si è commossa un po', rischiando anche di contagiarmi hehe, 'ste mamme.


Ecco, caro blog, in estrema sintesi la mia giornata...



 


 


dietro questa foto dei miei 21 anni i miei amici scrissero


"21 anni e poi...tutta vita"


beh, non posso dire di essermi annoiato negli ultimi 35 anni:)


un grazie a chi mi vuole bene:)

giovedì 9 febbraio 2006


Abuelas de placa de Mayo


Oggi è stata una bella giornata, non soltanto perché c'era il sole e l'aria era mite ma perché ho avuto modo di conoscere una persona straordinaria: Estella Barnes Carlotto, la presidente delle " Nonne di Placa de Mayo" che osarono sfidare la dittatura argentina per chiedere conto dei 30.000 desaparecidos provocati da quel regime e contribuirono alla caduta della dittatura. E' stato un evento organizzato in pochi giorni, cogliendo al volo alcune fortunate coincidenze ed è stato davvero bello e toccante. La signora Carlotto è ormai anziana ma ha un fascino ed una serenità incredibili. Nel discorso fatto per ringraziare il nostro Comune per l'accoglienza ricevuta, per il premio che le ha conferito, per l'incontro coi giovani e la mostra organizzata in biblioteca è emersa tutta la sua semplicità e la sua forza d'animo. "io non ho fatto nulla di straordinario, -ha detto- ho fatto solo il mio dovere di madre e di nonna. La polizia e le minacce della dittatura non potevano intimorirci, noi volevamo sapere la verità. E lo vogliamo ancora"


Già, perché anche a distanza di anni dalla caduta della dittatura la verità completa sulla fine di molti "desaparecidos" non è venuta fuori, Sono davvero spariti nel nulla. Ma la cosa più agghiacciante è la sorte toccata ai bambini delle donne incinte che vennero soppresse. Si sa che ad essi venne cambiato nome, stato civile, travisata la data di nascita e vennero adottati da famiglie vicine al regime dei militari. Anche il figlio di Laura Carlotto, figlia di Estella, subì la stessa sorte. Laura, che era italiana, venne uccisa. Il bambino no, vive in Argentina, di sicuro ma non si sa dove sia, non si sa "chi" sia. Gli è stato rubato il nome, il passato e vive, ignaro, nella famiglia di uno dei carnefici della madre.


E' stato proprio per questo motivo che il governo attuale dell'Argentina ha revocato le cosidette "leggi della impunità" emanate negli anni 80 per amnistiare gli uomini della dittatura. Che parlino, prima. Dicano dove sono finiti i bambini, dove sono finiti i cadaveri degli uomini e donne scomparsi e poi si potrà parlare davvero di perdono e riconciliazione. Per ritrovare quei bambini è stata creata persino una banca del DNA, affinché anche quando le nonne e gli altri parenti non ci saranno più abbiano la possibilità, se vorranno, di sapere veramente chi sono.


Al pranzo che è seguito dopo la cerimonia ero seduto proprio di fronte alla signora Carlotto e ci ho conversato un po'. Mi ha veramente colpito e stavo riflettendo sul fatto che a volte mi fanno organizzare eventi abbastanza frivoli ma questo incontro no...davvero ne valeva la pena. E questo al di là del fatto che l'Argentina è un paese popolato da tanti italiani e tra questi tanti miei concittadini, compreso Melito Margozzi, in arte Dario Vittori, l'Alberto Sordi argentino a cui è intitolato il nostro teatro comunale. Dovunque fosse accaduta, una tragedia quale fu la dittatura dei militari argentini, culminata e, per fortuna, conclusa con la rovinosa invasione delle Malvinas-Falkland costituirebbe comunque, in negativo, un esempio di quel che NON dovrebbe mai accadere, nella vita di un popolo. E fanno bene gli amministratori di tutto il mondo a invitare la signora Estella Carlotto per testimoniare e ricordare a tutti e principalmente ai giovani quel che è accaduto. Affinché non accada mai più. E MAI PIU' è il motto della Abuelas de Placa de Mayo a cui oggi il mio Sindaco ha reso onore ed io ne sono felice.



Grazie, Estella


Emigrants: From Sep 1918-Jan 1919: Philadelphia, PA

Contributed for use in USGenWeb Archives by Herbert Hart.
  hdh30@worldnet.att.net


Prior to 1914 there was little need for a passport in order to arrive or
leave the United States.  With the entry of the U.S. into World War I, it
became apparent that the country must protect itself from foreign agents.
As of 26 July 1917, passports were required.  By the Act of May 22, 1918,
foreigners wishing to leave the country were required to file an "Alien's
Application for Permission to Depart from the United States" As the war drew
to a close many persons chose to return to their native land.  For the
fiscal year ending 30 June 1919, 10,730 applications were received at
Philadelphia.
ARLO  ITALY NO




2458 MARUCCI SANTE  ITALY NO

1750 MARVASO GIROLAMO  ITALY NO

1113 MARZULLO SALVATORE  Italy NO

1141 MASCELLINO LUCIANO  Italy NO

2036 MASCI SABATINO  ITALY NO

2465 MASCIULLO CAMILLO  ITALY NO

2002 MASINI ALFONSO  ITALY NO

2047 MASSI SAVERIO  ITALY YES

283 MASSIMENO DOMENICO  ITALY YES

561 MASTRANGELO FRANCESCO  ITALY UNDECIDED

1660 MASTROCOLA FIORE  ITALY YES

1527 MASTROCOLA PIETRO   ITALY MAYBE


E' incredibile come navigando sul web si possano trovare le informazioni più strane. Tempo fa, digitavo distrattamente il mio nome su google per vedere se mi trovavo da qualche parte e con somma meraviglia l'ho trovato in questo sito americano. Pensavo ovviamente ad una semplice omonimia invece ho capito che uno dei nomi in elenco era mio nonno, emigrato in America nel 14 e tornato nel 19.  Ho ripensato ai racconti che mi faceva, di quegli anni. Non ci era andato per soldi ma per spirito d'avventura e soprattutto per sfuggire alla guerra, che gli ripugnava. Dopo essersi fatto 2 anni di leva in Italia l'avevano richiamato e mandato a conquistare la Libia, dove aveva passato altri 2 anni. La guerra quindi non è che gli ripugnasse in astratto. L'aveva vissuta e ne era rimasto disgustato. Del resto, era una guerra strana. Loro avevano  fucili moderni, i cannoni persino l'aviazione. di giorno quindi non c'era paragone nei rapporti di forza coi Mamelucchi, armati per lo più di vecchi fucili e persino di lance e scudi di pelle di cammello. Ne aveva uccisi alcuni e non gli era piaciuto farlo. Ma la notte no. La notte quelli facevano guerriglia, rapivano gli italiani, li torturavano in modi orribili. E questo era successo al suo migliore amico, Virginio, che lui stesso aveva ritrovato tre giorni dopo, letteralmente fatto a pezzi mentre era ancora vivo. E quando ne parlava...piangeva. E' strano come le cose si ripetano, a distanza di anni...l'afghanistan, l'iraq...quasi la stessa situazione: nessuna difficoltà a vincere la guerra sul campo e di contro l'impossibilità di controllare un territorio praticamente sconosciuto e per molti versi socialmente e politicamente incomprensibile.Quando  si accorse che si stava profilando all'orizzonte un'altra guerra, decise che si era rotto le palle e che non l'avrebbe fatta. Se ne andò a costruire grattacieli a NY e tornò a guerra finita, nel 19. Conobbe poi mia nonna, nel 20 si sposarono nacquero mio zio, poi mio padre, poi zia L. infine, nel 29 le due gemelle... 54 anni di matrimonio felice.  Ma questa è un'altra storia.

mercoledì 25 gennaio 2006

Dedicato a Claudia Benvenuta, che oggi compie dieci anni:)


Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:


-Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
-Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
-Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
-Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
-Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti,o essi controlleranno te.
-Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
-Che la pazienza richiede molta pratica.
-Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
-Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai,è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
-Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
-Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze:sarebbe una tragedia se lo credesse.
-Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
-Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
-Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
-Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
-La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
-È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
-Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
-Non cercare le apparenze, possono ingannare.
-Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.


-Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
-Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
-Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
-Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
-Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
-Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
-Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
-L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
-Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e tuoi dolori.
-Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange.



Paulo Coelho


martedì 24 gennaio 2006


Mi sono reso conto di aver cominciato a comprare libri che non riesco a leggere. Grave. Fino a pochi anni fa potevo dire a ragion veduta di aver letto tutti i libri che avevo. Ed erano già tanti. Così mi sono ripromesso di fermarmi, di mettere da una parte quelli che non ho letto e di ricominciare a comprarne solo quando li avrò finiti. Chissà se ci riesco, però. alcuni me li regalano, altri...beh spesso dal giornalaio o in libreria, non resisto. :)


 

domenica 22 gennaio 2006

Ho portato al cinema mia madre, era tanto che lo volevo fare. Lei non aveva mai visto una multisala e credo le sia piaciuto. Ed anche a me è piaciuto, non tanto per il film ma per il fatto che sono riuscito a trovare il tempo, per lei, a cui non manca niente ma.. la mia presenza sì, lo sento, a volte, nel rimprovero inespresso dalle parole ma presente nel tono della voce.


****


Mi ero ripromesso di postare ancora qualche poesia di Antonietta e lo faccio


Una cosa non voglio


più lesinare: l'amore.


Io che ne non ne ho


avuto molto dalla vita


so bene quel che dico.


A volte mi vergogno di


camminare percependo


l'indifferenza che mi circonda.



La sera del dì di festa:


      Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t’accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m’affaccio,
E l’antica natura onnipossente,
Che mi fece all’affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da’ trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già ch’io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell’artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov’è il suono
Di que’ popoli antichi? or dov’è il grido
De’ nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio
Che n’andò per la terra e l’oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s’aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s’udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.


Giacomo Leopardi


giovedì 19 gennaio 2006

Per Antonietta


E' passata a trovarmi R., mi ha portato un libriccino color seppia. "Sono poesie di Antonietta" mi ha detto "eravate amici, leggile". Antonietta è morta un anno fa, dopo una lunga e brutta malattia che l'aveva fatta davvero soffrire. E' vero, eravamo colleghi ed amici e mi aveva scosso sapere che se ne fosse andata così. Dalla vita non aveva avuto molte soddisfazioni ed anche il suo unico amore l'aveva fatta soffrire, anni prima. Però non sapevo che scrivesse versi, non me l'aveva mai detto e a dire il vero ero un po' scettico: ho messo via il libriccino e non ci ho pensato più, preso da altre cose. Ma stasera l'ho visto e mi ci sono soffermato e ci ho trovato dei versi toccanti, che voglio riportare qui, in omaggio a lei ed alla nostra amicizia.


Sei andato via


dimentico,


accartocciando il passato.


io sono rimasta guardiana


di un amore ostinato.


Che sollievo, caro,


che tu non abbia


a vedere la decadenza


del mio corpo,


la pelle che si assottiglia,


le ombre negli occhi.


Consolatorio è tutto questo


nella lontananza.


Per un banale errore ho cancellato l'ultimo post. Mi dispiace: mi piaceva e soprattutto mi piacevano i commenti. Non vale la pena riscriverlo, non sarebbe la stessa cosa. Così imparo a postare dall'ufficio. Non è proprio possibile col viavai di gente che c'è. Ma oggi è il compleanno di mia sorella, volevo lasciare un pensiero per farle gli auguri.


Mi pare ieri il giorno che fece irruzione nella mia vita ed in quella della nostra famiglia, era un urlante omino della michelin e....non fu più la stessa cosa, capricciosa, chiacchierona, adorabile sorella;)  



Auguri, F. Ti voglio bene, A.



sabato 7 gennaio 2006

sono stato un po' di giorni in Egitto. Per me era come un luogo dell'anima, un posto dove desideravo andare da tanti anni. L'ho fatto e ne valeva la pena.Uno dei miei tre  lettori mi ha rimproverato di fare dei post troppo lunghi. E' vero. Per descrivere il "mio" Egitto sono sicuro che scriverei fiumi di parole ma sarebbe solo un "altro" Egitto, dopo le migliaia di descrizioni, da Erodoto in poi. Beh, allora, che dire? Stavolta mi sento in vena di sintesi e scriverò solo quello che scrisse Erodoto, tanti secoli fa. Per il resto...andateci anche voi, se non ci siete mai stati;)


Aigyptos doron tou Nilou