martedì 28 marzo 2006

Ciao, Angelo



Dopo tanti records e tante imprese staordinarie col tuo deltaplano, per lo sport , per avventura ma anche per la  scienza, te ne sei andato così, in un modo banale e per giunta su un aereo pilotato da un altro. Ho sempre pensato che quel che facevi fosse pericoloso ma dopo averti seguito con ammirazione, a volte con stupore mi ero quasi convinto che la tua buona stella fosse assai grande e duratura. Io, cittadino della Città dell'Aria, ero orgoglioso che ti preparassi qui per i tuoi voli. Lo sono ancora, anche se non ti vedrò più e nemmeno la tua aquila e non ti sentirò più dire  " Ué stalle lontano, che ti cava gli occhi;)"


Angelo, ormai quel che è fatto è fatto. Te ne sei andato anzitempo ma facendo quel che hai sempre amato: volare.


Grazie di avere amato questa Città e questo cielo. A.


Ho tanta fede in te


Ho tanta fede in te
che durerà
(è la sciocchezza che ti dissi un giorno)
finché un lampo d'oltremondo distrugga
quell'immenso cascame in cui viviamo.
Ci troveremo allora in non so che punto
se ha un senso dire punto dove non è spazio
a discutere qualche verso controverso
del divino poema.


So che oltre il visibile e il tangibile
non è vita possibile ma l'oltrevita
è forse l'altra faccia della morte
che portammo rinchiusa in noi per anni e anni.


Ho tanta fede in me
e l'hai riaccesa tu senza volerlo
senza saperlo perché in ogni rottame
della vita di qui è un trabocchetto
di cui nulla sappiamo ed era forse
in attesa di noi spersi e incapaci
di dargli un senso.


Ho tanta fede che mi brucia; certo
chi mi vedrà dirà è un uomo di cenere
senz'accorgersi ch'era una rinascita.



(Eugenio Montale



 

domenica 26 marzo 2006

nel mio oliveto



Oggi finalmente non è piovuto e quindi ho potuto proseguire la lotta con l'enorme ceppo d'olivo. Beh, ho vinto ma senza gloria, grazie alla motosega, ai cunei di ferro e ad una mazza pesantissima, tipo lavori forzati, che mi ha prestato l'architetto. Penso che con due mesi di quell'attrezzo ti vengono i bicipiti come Tyson ma meglio di no, eheheh. Poi mi è venuto in mente che questa pianta era una di quelle che originariamente si trovavano dove oggi c'è la piazza di Guidonia e che quando più di 70 anni fa i terreni  vennero espropriati per costruire la città mio nonno scavò e trapiantò qui. Beh, che strano destino ha avuto questa pianta, inseguita e sfrattata dalle case. Ne conserverò un pezzetto, per ricordo. I lavori del casaletto vanno a rilento ma adesso è tutto predisposto, se fila un mese di bel tempo elettricista, idraulico e fabbro metteranno in opera tutto e il primo maggio inviterò un po' di gente, per vedere l'effetto che fa.Oggi ho pranzato con i miei operai rumeni, avevo portato loro del vino e un dolce ma non sono riuscito a condividere il loro menù: troppe cipolle, troppo diversi i loro gusti eppoi devo stare a dieta, quindi mi sono limitato al mio panino con prosciutto e formaggio. In questo mese mi sono studiato il loro carattere, sono assai diversi l'uno dall'altro e anche fisicamente. Emile, il muratore è piccolo e nervoso, fuma più di me, si dimentica tutto, ogni sera lo vedo tornare indietro a riprendersi qualcosa che ha lasciato in giro. Nicolae ha quasi la mia età, è alto, grosso e tranquillo, ha molta forza ed un carattere d'oro, ad una persona così puoi affidare senza paura persino le chiavi di casa. Marian è in Italia da pochi mesi e forse anche per il suo carattere un po' chiuso non capisce che poche parole d'italiano. E' lento ma affidabile, quello che fa lo fa con precisione e pazienza. Mi hanno raccontato un po' della loro storia, delle loro speranze per il futuro. Emile giorni fa è stato raggiunto dalla moglie e dal figlio che non vedeva da 6 anni. Nicolae non ha nessuno, solo un cognato che fa trasporti da e per la Romania. La domenica va in chiesa, a volte cucina per gli amici a casa sua. Marian soltanto non parla di sé e se gli domandi sorride con i suoi occhi azzurri e non risponde. Li guardo e mi chiedo perché qualcuno li considera diversi da noi...


Ho visto la prima rondine della stagione, ha sorvolato veloce le piante, forse doveva andare altrove, forse era in ricognizione del suo territorio di caccia. I tordi e gli storni sono andati via: anche nel mutare della fauna ti accorgi che è primavera, un'altra primavera ancora. Tra un po' fioriranno gli olivi, quest'anno dovrei avere un buon raccolto.

giovedì 23 marzo 2006

Sei venuta di marzo


Sei la vita e la morte.
Sopra la terra nuda
sei passata leggera
come rondine o nube,
e il torrente del cuore
si è ridestato e irrompe
e si specchia nel cielo
e rispecchia le cose
e le cose, nel cielo e nel cuore


Sei la vita e la morte.
Sei venuta di marzo
sulla terra nuda
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera
anemone o nube
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore.


Il tuo passo leggero
ha riaperto il dolore.
Era fredda la terra
sotto povero cielo,
era immobile e chiusa
in un torpido sogno,
come chi più non soffre.
Anche il gelo era dolce
dentro il cuore profondo.
Tra la vita e la morte
la speranza taceva.


Ora ha una voce e un sangue
ogni cosa che vive.
Ora la terra e il cielo
sono un brivido forte,
la speranza li torce,
li sconvolge il mattino,
li sommerge il tuo passo,
il tuo fiato d'aurora.
Sangue di primavera,
tutta la terra trema
di un antico tremore.


Hai riaperto il dolore.

soffrono e si contorcono
nell'attesa di te.


È il mattino, è l'aurora,
sangue di primavera,
tu hai violato la terra.
La speranza si torce,
e ti attende ti chiama.
Sei la vita e la morte.
Il tuo passo è leggero.


Cesare Pavese


 


mercoledì 22 marzo 2006

Secondo giorno di primavera....


beh, non diamo retta a chiacchiere, la primavera c'è, è arrivata, nonostante la pioggia, nonostante il ritardo della vegetazione. Oggi faceva caldo, in quelle ore in cui è uscito il sole ed ho fatto una sudata incredibile a sradicare un ceppo secolare dal terreno davanti al casale. Impresa peraltro riuscita solo per tre quarti, visto che la motosega mi ha piantato in asso e solo coi cunei di ferro e di legno non ce l'ho fatta a spaccare ed estrarre  il pezzo residuo. Mentre faticavo i miei due gatti mi sono venuti d'intorno e mi guardavano flemmatici, come per dire " questo s'è impazzito, c'ha tre operai nerboruti e si mette a fare 'na cosa in cui sembra malpratico". Beh se pensavano questo avevano forse ragione sul malpratico ma per il resto no, sentivo una gran voglia di di fatica fisica, di sfogare stancandomi, la tensione di questi giorni e del lavoro. Ed è stato così: adesso mi sento bene. A proposito dei gatti...mica lo so perché sono diventati così belli, visto che da mangiare non gliene porto che di rado, quando mi ricordo. Però ho notato che non si vede in giro nemmeno una lucertola...sarà un caso? Meglio non approfondire hehe.


Mia figlia domani parte, va a Basilea, ospite di amici. Lo fa con la stessa naturalezza con cui io andavo...chessò ...alla festa d'agosto di Sant'Angelo Romano a 10 km da casa. Come non considerare che s'è ristretto il mondo e che gli orizzonti dei ragazzi non sono precisamente gli stessi dei miei vent'anni...? Chissà come sarà quando avrà vent'anni la seconda...chissà.Il tempo corre così veloce, i giorni rincorrono i giorni e le settimane, i mesi, gli anni passano in un baleno. E non si ha mai abbastanza tempo per tutto quel che si vuol fare, vedere, sentire...toccare...


Ah, già, parlavo della primavera....beh, sì, essa è qui e tra breve esploderà, all'improvviso con tutta la sua forza. E mi viene in mente quella bella canzone di Fabrizio, a me tanto caro......


primavera non bussa, lei entra sicura


come il fumo lei penetra in ogni fessura


ha le labbra corallo, i capelli di grano


che paura, che voglia che ti prenda per mano


che paura che voglia, che ti porti lontano.



 

domenica 12 marzo 2006


Artista: Fabrizio De Andrè
Album: In Direzione Ostinata E Contraria
Titolo: Se Ti Tagliassero A Pezzetti



Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.

Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T'ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

giovedì 9 marzo 2006


Voglio spezzare una lancia a favore di Paolo Mieli, che ha "osato" augurarsi, sulle pagine del suo Corriere, che Berlusconi non vinca le elezioni. La sua scelta di campo è stata vituperata da molti ma non può certo meravigliare me, che ci ho studiato insieme. Era ben strano andare all'università in quegli anni e specialmente alla Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza...se ci entravi con in tasca un giornale moderato come il Messaggero di Roma o il Corriere della Sera...già ti guardavano di traverso;)  Noi, poi, che studiavamo Storia moderna con Renzo De Felice, il maggiore storico del Fascismo...non c'erano santi: agli occhi dei colleghi dovevamo essere per forza di destra e persino revisionisti, hai voglia ad essere, come era lui, di sinistra e di che tinta. Dopo l'università non ho mai più avuto occasione di incontrarlo e chissà se si ricorda di me. Però ho seguito, con ammirazione la sua carriera, pensando, a volte con una certa delusione, che fosse diventato un abile navigatore nel mondo della politica,  imborghesito, paludato e curiale. Invece no. questa sua scelta di campo gli darà di sicuro più fastidi che vantaggi e quindi ritengo che sia sincera: tanto di cappello, Paolo.

lunedì 6 marzo 2006

Un'ultima poesia di Antonietta


Amica cara, avevo promesso di riportare qui ancora qualche tua poesia. Lo faccio adesso, con questa, ultima. Oggi parlavo di te con tua sorella e ci siamo ritrovati a parlare sereni, a ricordare con affetto non più velato dalla mestizia alcune cose di te. La "sua" Antonietta era forse diversa dalla "mia" e diversa da quella di qualunque altro. Chissà. Spero tu abbia finalmente pace. Addio, amica mia, addio per sempre.


Gli occhi asciutti


di lagrime


mai versate.


Ma la voglia di esistere


non passa


e i dolori e le delusioni


si dimenticano


non appena


uno sprazzo di gioia


colma i nostri cuori.


Antonietta C.


 


Sola Beatitudo Beata Solitudo



Della Solitudine, io non ho paura.


Ho imparato a combatterla


e  vincerla


ormai da tanti tempo.


E vinta, mi è diventata amica.



domenica 5 marzo 2006

N'est-ce pas ? en dépit des sots et des méchants
-Paul Verlaine

N'est-ce pas ? en dépit des sots et des méchants
Qui ne manqueront pas d'envier notre joie,
Nous serons fiers parfois et toujours indulgents.

N'est-ce pas ? nous irons, gais et lents, dans la voie
Modeste que nous montre en souriant l'Espoir,
Peu soucieux qu'on nous ignore ou qu'on nous voie.

Isolés dans l'amour ainsi qu'en un bois noir,
Nos deux coeurs, exhalant leur tendresse paisible,
Seront deux rossignols qui chantent dans le soir.

Quant au Monde, qu'il soit envers nous irascible
Ou doux, que nous feront ses gestes ? Il peut bien,
S'il veut, nous caresser ou nous prendre pour cible.

Unis par le plus fort et le plus cher lien,
Et d'ailleurs, possédant l'armure adamantine,
Nous sourirons à tous et n'aurons peur de rien.

Sans nous préoccuper de ce que nous destine
Le Sort, nous marcherons pourtant du même pas,
Et la main dans la main, avec l'âme enfantine

De ceux qui s'aiment saris mélange, n'est-ce pas ?