sabato 29 aprile 2006

 


Nassirya, ancora



Ho visto ai Tg il rientro delle bare. Solite scene, solite autorità. Solito ( e unico vero) dolore dei parenti. Non mi spinge al cinismo questa cosa, no ma alla rabbia, tanta rabbia.  E' del tutto naturale che un soldato possa morire in guerra e i nostri soldati stanno laggiù in mezzo a una guerra, non per una allegra escursione. Però i soldati di una nazione che si dice democratica non dovrebbero morire un solo metro fuori dei confini della patria. Non lo dico per loro ma per chi ce li ha mandati.


 

venerdì 28 aprile 2006


Omaggio a Malika-Lorenza




C'è sempre qualche scala da salire... l'importante è che ci sia qualcosa di grande da raggiungere...


E poi non è detto che anche durante la salita non ci sia qualcosa di bello...



Ho copiato qui uno dei post di Malika-Lorenza. Ne ha scritti tanti di belli ma io ho scelto questo. E' vero che la vita è quasi sempre in salita e forse alla fine non c'è proprio niente da raggiungere. Però è sicuro che durante la salita si incontra qualcosa di bello. Io ci credo, io lo so.


 Un sorriso, Lorenza, da Caio

lunedì 24 aprile 2006

XXV Aprile



Domani è, di nuovo, il 25 aprile. Sarà una bella giornata di sole e so già come la passerò: in campagna a lavoricchiare, fermandomi quando mi va, come mi va, senza l'assillo dell'orologio e dei telefoni che squillano ad ogni momento, come oggi. Ancor prima di comprendere l'importanza pubblica di questa data essa mi era venuta familiare, per una stranezza. La strada dove sono nato, infatti aveva due targhe, entrambe visibili. La prima, nuova, diceva " passeggiata XXV aprile" la seconda, dipinta sul muro e un po' sbiadita, appena alla sua destra, diceva " passeggiata Umberto I". Chi fosse Umberto I e per quale motivo fosse stato spodestato dal XXV aprile l'ho scoperto più tardi, a scuola. Invece sapevo che il 25 aprile era l'anniversario di matrimonio dei miei genitori. Ed era quindi una doppia festa, a casa e fuori. Era il giorno in cui il comune riapriva il Parco dei Cappuccini al San Michele, proprio sopra casa mia e Righetto, il barista in piazza ricominciava a fare il gelato, un gelato meraviglioso che non ho più assaggiato, che già mi stava bene il cono piccolo da 10 lire ma se poi papà mi comprava quello da 30...ehhh, che gioia:)


Stasera ho chiamato mia madre, era serena, mi ha detto che spera di andare a trovare papà, domattina, per il loro 57° anniversario. Sono 9 anni che papà se ne è andato ma il loro legame ancora perdura ed anche il dolore si è ormai stemperato in una affettuosa malinconia. In fondo 48 anni di matrimonio e 3 di fidanzamento hanno creato un legame che niente e nessuno potrà mai spezzare e lei vive nella certezza che un giorno lo rivedrà. Cara mamma, speriamo sia vero ma nel mentre cerca di stare bene e serena ed in salute che fin che ci sei tu ancora mi sentirò un po' bambino, come quando papà mi mandava a comprare il giornale e mi lasciava il resto per il giornalino ed il gelato.


Quante polemiche oggi, anche sulla Liberazione. Ormai ogni cosa, anche la più futile è buona per innescare polemiche. Ma il 25 aprile...futile non è. Hai voglia a dire che per pacificare finalmente gli animi occorre riconoscere anche le motivazioni di quelli che stavano dall'altra parte. Un corno. Sì, ci saranno anche stati, tra i fascisti, ragazzi mossi solo dall'ideale. Però occorre tenere bene a mente una cosa: che il 25 aprile gli oppressori finalmente hanno perso e gli oppressi hanno rialzato la testa. Che dopo 20 anni di un regime un po' pittoresco ma pur sempre oppressivo è tornata la democrazia, che ha dato alla mia generazione e a quelle che sono seguite decenni di libertà e di pace, cosa che non era prima.


E allora, viva il 25 aprile, viva la Liberazione.


 

giovedì 20 aprile 2006


Tesoretto di antoniniani del 3° sec. d.C. Trovato a Rimigliano, Livorno, qualche anno fa.

lunedì 17 aprile 2006


a K.


Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le pietraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera e i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio di un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto si esprime libera un'anima ingenua,
vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella memoria grigia
schietto come la cima di una giovane palma...


(Eugenio Montale, Ossi di seppia)

 










Sous le pont Mirabeau coule la Seine
Et nos amours
Faut-il qu'il m'en souvienne
La joie venait toujours après la peine
         Vienne la nuit sonne l'heure
         Les jours s'en vont je demeure
Les mains dans les mains restons face à face
Tandis que sous
Le pont de nos bras passe
Des éternels regards l'onde si lasse
         Vienne la nuit sonne l'heure
         Les jours s'en vont je demeure
L'amour s'en va comme cette eau courante
L'amour s'en va
Comme la vie est lente
Et comme l'Espérance est violente
         Vienne la nuit sonne l'heure
         Les jours s'en vont je demeure
Passent les jours et passent les semaines
Ni temps passait
Ni les amours reviennent
Sous le pont Mirabeau coule la Seine
         Vienne la nuit sonne l'heure
         Les jours s'en vont je demeure

"Le Pont Mirabeau"
Apollinaire, Alcools (1912)


venerdì 14 aprile 2006



Francesco Petrarca


Padre del ciel


Padre del ciel, dopo i perduti giorni,
dopo le notti vaneggiando spese,
con quel fero desio ch'al cor s'accese,
mirando gli atti per mio mal sì adorni,


piacciati omai col Tuo lume ch'io torni
ad altra vita ed a più belle imprese,
sì ch'avendo le reti indarno tese,
il mio duro avversario se ne scorni.


Or volge, Signor mio, l'undecimo anno
ch'i fui sommesso al dispietato giogo
che sopra i più soggetti è più feroce.


Miserere del mio non degno affanno;
reduci i pensier' vaghi a miglior luogo;
ramenta lor come oggi fusti in croce.


Ho sempre amato Petrarca e questa poesia, in particolare. Io non sono credente, non ho questa fortuna eppure trovo in questi versi una forza tranquilla, che induce alla riflessione, all'appagamento ed alla pace. Domani è il Venerdì santo che per i credenti è la ricorrenza forse più grande della Redenzione. Il sacrificio di Gesù figlio di Dio che percorre fino in fondo il sentiero della sua dolente umanità, fino ad immolarsi. E immolandosi rimarca, all'estremo, il suo essere uomo con quel dubbio " Eli, Eli lemà sabactani?".  E' questo dubbio che ci avvicina così tanto alla figura di Gesù, che non fa tramontare il suo Verbo nonostante gli orpelli che in 2000 anni la Chiesa ci ha costruito sopra. Fortunato, allora, chi crede, se questo non gli fa dimenticare, prima di tutto, la sostanza del precetto evangelico, che per mè è questa:


Ama il prossimo tuo, come te stesso.


Buona pasqua, in anticipo, a chi legge.


Caio

venerdì 31 marzo 2006




Poco importa da dove la brezza
trae l'aroma che in essa viene.
Il cuore non ha bisogno
di sapere cos'è il bene.


A me basti a quest'ora
la melodia che culla.
Che importa se, lusingando,
le forze dell'anima spegne?


Chi sono, perché il mondo si perda
dietro quel che penso sognando?
Se mi avvolge la melodia
solo il suo avvolgermi io vivo...


Fernando Pessoa

Matisse, gioia di vivere






ho perduto l'amore che avevo


della mia sconsolata tristezza



L. Pirandello






giovedì 30 marzo 2006

ancora Montale


FELICITA' RAGGIUNTA, SI CAMMINA


Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.


Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
e' dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case



 


E' strano come il terreno quest'anno si sia coperto di trifoglio. Eppure io non l'ho mai seminato e nemmeno mio padre e, per quel che ne so, nemmeno mio nonno ed il padre di mio nonno. La natura fa da sé, fa crescere quello che vuole. Riaccompagnati a casa gli operai sono tornato lì, verso sera ed ho acceso un falò per bruciare vecchie tavole marce. I lavori sono a buon punto, finalmente hanno potuto mettere la guaina sul solaio che è pronto per le tegole ed anche il casaletto di fronte ha assunto un altro aspetto, finito almeno all'esterno, anche se dentro...chissà quando sarà. Non me ne sarei andato mai, stasera, tanto stavo bene, in solitudine coi miei pensieri, fumando qualche sigaretta ed attizzando il fuoco. Sgomberando la cantina sono venute fuori cose che avevo dimenticato: il seggiolone verde di legno di quando ero bambino, il collare di Leo, il mio setter più bello e più bravo. Se c'era una beccaccia sola, in tutto il bosco, me la stanava e me la faceva uscire proprio in faccia. Poi, se per caso la mancavo, mi si accucciava di fronte, mugulando dispiaciuto. Sono andato a caccia per 42 anni, la prima volta che ho sparato con una doppietta ne avevo sei. L'ultima...quarantotto, senza rimpianto. Non sono riuscito a separarmi dai miei fucili, sono ancora in casa, un po' trascurati ma ci sono. Al paese, poi, ci sono anche quelli di mio padre, assieme a vecchie cartucce, bilancino, borre di sughero, sacchetti di piombo. Mio padre mi aveva insegnato a fare le cartucce ed ero bravo. Il segreto stava nel farle assolutamente identiche, nella carica e nel borraggio. Solo il piombo doveva variare, più piccolo o più grosso a seconda della preda, pochi grammi di più o di meno a seconda del tempo. Di meno con pioggia o scirocco, di più col freddo e la tramontana o in montagna. Alle volte si decideva la sera, alle volte si aspettava l'alba, per caricarle, alzandosi un'ora prima di uscire. A chi mi chiede perché non ci vada più rispondo di solito che è perché mi è venuto a mancare il tempo. Non è vero, è la voglia che è mancata mentre è sopraggiunta, invece, una inaspettata compassione per quelle che prima vedevo come prede e poi finalmente come esseri viventi, come me, con il loro diritto di vivere, a modo loro.