Mastering the Art of French Cooking
Sono uscito dal lavoro un po' prima delle 18.00. Pioveva ( proprio come adesso ) e non mi andava di tornare a casa.
Ho chiamato mia moglie
" al Planet -risponde- , ho portato TUA figlia a vedere Amore 14! ".
" ah e ci vai anche tu?"
" see, mi ci vedi? eppoi ho 50 compiti da correggere! Torni tu a prenderla alle 20.30?"
" ma no dai, ti raggiungo, andiamo a vedere un film anche noi"
Ah, intendiamoci, non credo sia un film che passerà alla storia del cinema. Però è un prodotto onesto, ben confezionati e ben interpretato da Meryl Streep e Stanley Tucci oltre che dalla protagonista giovane e quello che interpreta il marito ( i nomi, non me li ricordo).
Interessante perché parla ( anche ) del mondo dei blog e di come, tenendo un blog si possa trovare un equilibrio, una soddisfazione, a volte persino una buona opportunità di uscire da una vita altrimenti monotona e ripetitiva.
Un po' di condimento, insomma.
Parlo di condimento perché la storia ha a che fare con il cibo si dipana in due vite parallele ma separate dal tempo: una giovane americana aspirante scrittrice che nella vita fa l'addetta ad un call center dove telefona gente quantomeno incazzata ( siamo nel 2002, il crollo delle Twin Towers ha scosso l'America) ed una non più giovane signora americana al seguito di un marito addetto culturale in varie ambasciate, con la carriera del gambero, però iniziata a Parigi e finita ad Oslo, a cavallo tra gli anni 40 ed i 50.
L'americana a Parigi, dopo varie peripezie ( non ultima quella che il marito cade sotto la lente del maccartismo e quindi, nel secondo dopoguerra la sua carriera ne risente in negativo), riesce a coronare il suo sogno di scrivere un libro per spiegare la cucina francese alle americane " che non hanno un cuoco". Ha successo, diventa famosa anche in tv e dopo tanti anni diventa l'idolo della giovane, che decide di fare un blog, cucinando e raccontando, in un anno, le oltre 500 ricette francesi della prima. Così si legano, a distanza, i destini di Julie e di Julia.
Come finisce?
Finisce bene. il blog ha successo, diventa un libro e così anche la giovane diventa scrittrice. Il libro diventa poi un film. Questo film.
Quando aprii questo blog ( in realtà è il mio terzo blog ma gli altri due erano stati del tutto anonimi salvo che per poche persone) avevo pensato di chiamarlo " uscita di sicurezza ". Ma richiamava troppo Ignazio Silone e lasciai pendere. Però era così che l'intendevo, come una uscita di sicurezza.
Intendiamoci a me piace la vita che ho. Penso di essere stato fortunato e mi piace anche il mio lavoro. Tanto.
Però a volte torno a casa stanco e mi piace scrivere qualcosa che sia disgiunto dalla rigida osservanza della forma, delle leggi, dei regolamenti, del linguaggio burocratico. Scrivere quello che mi va, come mi va, senza rileggere, senza confrontare, senza la preoccupazione che quello che scrivo -e firmo- possa produrre effetti positivi o negativi sulla vita delle persone.
Desiderio di leggerezza, insomma. E del puro piacere di sapere che qualcuno lo leggerà con lo stesso spirito con cui io lo scrivo.
In un libro interessantissimo " emigranti digitali " il mio buon amico G L. scrive, tra l'altro, che la comparsa di Facebook e di Twitter sta ripulendo il mondo dei blog dai ragazzini e che quindi la qualità media dei bloggers sta migliorando.
"Oddio, ho pensato, non è che mi toccherà a stare attento a quel che scrivo anche qui?"
Noooooooo, per piacere!:)