mercoledì 4 novembre 2009


Mastering the Art of French Cooking



Sono uscito dal lavoro un po' prima delle 18.00. Pioveva ( proprio come adesso ) e non mi andava di tornare a casa.
Ho chiamato mia moglie

 " dove sei?" 
" al Planet -risponde- , ho portato TUA figlia a vedere Amore 14! ".
" ah e ci vai anche tu?" 
" see, mi ci vedi? eppoi ho 50 compiti da correggere! Torni tu a prenderla alle 20.30?"
" ma no dai, ti raggiungo, andiamo a vedere un film anche noi"

Così siamo andati al cinema e mi sono imbattuto in questo film.
Ah, intendiamoci, non credo sia un film che passerà alla storia del cinema. Però è un prodotto onesto, ben confezionati e ben interpretato da Meryl Streep e Stanley Tucci oltre che dalla protagonista giovane e quello che interpreta il marito ( i nomi, non me li ricordo).
Interessante perché parla ( anche ) del mondo dei blog e di come, tenendo un blog si possa trovare un equilibrio, una soddisfazione, a volte persino una buona opportunità di uscire da una vita altrimenti monotona e ripetitiva.
Un po' di condimento, insomma.
Parlo di condimento perché la storia ha a che fare con il cibo si dipana in due vite parallele ma separate dal tempo: una giovane americana aspirante scrittrice che nella vita fa l'addetta ad un call center dove telefona gente quantomeno incazzata ( siamo nel 2002, il crollo delle Twin Towers ha scosso l'America) ed una non più giovane signora americana al seguito di un marito addetto culturale in varie ambasciate, con la carriera del gambero, però iniziata a Parigi e finita ad Oslo, a cavallo tra gli anni 40 ed i 50.
L'americana a Parigi, dopo varie peripezie ( non ultima quella che il marito cade sotto la lente del maccartismo e quindi, nel secondo dopoguerra la sua carriera ne risente in negativo), riesce a coronare il suo sogno di scrivere un libro per spiegare la cucina francese alle americane " che non hanno un cuoco". Ha successo, diventa famosa anche in tv e dopo tanti anni diventa l'idolo della giovane, che decide di fare un blog, cucinando e raccontando, in un anno, le oltre 500 ricette francesi della prima. Così si legano, a distanza, i destini di Julie e di Julia.
Come finisce?
Finisce bene. il blog ha successo, diventa un libro e così anche la giovane diventa scrittrice. Il libro diventa poi un film. Questo film.

Quando aprii questo blog  ( in realtà è il mio terzo blog ma gli altri due erano stati del tutto anonimi salvo che per poche persone) avevo pensato di chiamarlo " uscita di sicurezza ". Ma richiamava troppo Ignazio Silone e lasciai pendere. Però era così che l'intendevo, come una uscita di sicurezza.
Intendiamoci a me piace la vita che ho. Penso di essere stato fortunato e mi piace anche il mio lavoro. Tanto.
Però a volte torno a casa stanco e mi piace scrivere qualcosa che sia disgiunto dalla rigida osservanza della forma, delle leggi, dei regolamenti, del linguaggio burocratico. Scrivere quello che mi va, come mi va, senza rileggere, senza confrontare, senza la preoccupazione che quello che scrivo -e firmo- possa produrre effetti positivi o negativi sulla vita delle persone.
Desiderio di leggerezza, insomma. E del puro piacere di sapere che qualcuno lo leggerà con lo stesso spirito con cui io lo scrivo.
In un libro interessantissimo " emigranti digitali " il mio buon amico G L. scrive, tra l'altro, che la comparsa di Facebook e di Twitter sta ripulendo il mondo dei blog dai ragazzini e che quindi la qualità media dei bloggers sta migliorando.
"Oddio, ho pensato, non è che mi toccherà a stare attento a quel che scrivo anche qui?"
Noooooooo, per piacere!:)

domenica 1 novembre 2009



Le cose che il bambino ama
rimangono nel regno del cuore
fino alla vecchiaia.
La cosa più bella della vita
è che la nostra anima
rimanga ad aleggiare
nei luoghi dove una volta
giocavamo.

Kahlil Gibran "Self-Portrait"





 

sabato 10 ottobre 2009

 


Storia... antica?






La sua impudenza, la sua libidine, la sua lussuria, la sua cupidigia e la sua crudeltà si manifestarono da principio gradualmente e in forma clandestina, come una follia di gioventù, ma anche allora nessuno ebbe dubbi che si trattasse di vizi di natura e non dovuti all'età.Dopo il crepuscolo, calzato un berretto o un parrucchino  penetrava nelle taverne, vagabondava per i diversi quartieri facendo follie [...] che consistevano, generalmente, nel picchiare la gente che ritornava da cena, nel ferirla e immergerla nelle fogne se opponeva resistenza, come pure rompere e scardinare le porte delle botteghe: [...] Qualche volta, anche durante il giorno, si faceva portare segretamente a teatro in lettiga e dall'alto del proscenio assisteva alle dispute che scoppiavano intorno ai pantomimi e ne dava anche il segnale. Un giorno che si era venuti alle mani e si battagliava a colpi di pietra e di pezzi di sgabelli, anche lui gettò sulla folla un bel po' di proiettili e perfino ferì gravemente un pretore alla testa.
Ma a poco a poco, ingigantendosi i suoi vizi, rinunciò alle scappatelle e ai misteri, e senza preoccuparsi di nasconderli, si gettò apertamente nei più grandi eccessi. Faceva durare i suoi banchetti da mezzogiorno a mezzanotte, ristorato assai spesso da bagni caldi o, durante l'estate, freddi come la neve.
Arrivava anche a cenare in pubblico [...] e si faceva servire da tutti i cortigiani e da tutte le baiadere di Roma. Ogni volta che discendeva il Tevere per portarsi a Ostia [...] si istallavano di tanto in tanto sulle coste e sulle rive alcune taverne nelle quali si potevano vedere donne di facili costumi, trasformate in ostesse, che lo invitavano ad approdare.

(Svetonio, Le vite dei dodici Cesari, libro VI, capp.26-27)


Oltre ad Ottavia,  ebbe altre due mogli: prima Poppea Sabina, [...] sposata in precedenza ad un cavaliere romano, poi Statilia Messalina [...]. Per poter sposare quest'ultima fece uccidere suo marito Attico Vestino perfino mentre esercitava il consolato. Si stancò subito di Ottavia, [...] In seguito, avendo tentato più volte, senza riuscirci, di farla strangolare, la ripudiò con il pretesto della sterilità, ma poiché il popolo disapprovava il suo divorzio e non gli risparmiava le sue invettive, la relegò ed infine la fece mettere a morte, sotto l'imputazione di adulterio: [...] Nerone sposò poi Poppea, che amò più di tutto, e tuttavia uccise anche lei con un calcio perché, incinta e malata, lo aveva rimproverato aspramente una sera che era rincasato tardi da una corsa di carri. [...] Non vi è nessuna categoria di parenti che fosse al riparo dai suoi delitti. [...] tra gli altri abusò del giovane Aulo Plauzio, prima di mandarlo a morte, poi gli disse: "Venga subito mia madre e baci il mio successore", per far capire che Agrippina lo aveva amato e lo aveva spinto a sperare di impossessarsi dell'Impero. [...] Costrinse il suo precettore Seneca a suicidarsi, benché gli avesse solennemente giurato [...] che avrebbe potuto morire, piuttosto che fargli del male.

 (Svetonio, Le vite dei dodici Cesari, libro VI, cap.35)

[...] ognuno dei suoi compagni, a turno, lo invitava a sottrarsi senza indugio agli oltraggi che lo attendevano, [...] A ognuno di questi preparativi piangeva e ripeteva continuamente: "Quale artista muore con me!". [...] Intanto ora invitava Sporo a cominciare i lamenti e i pianti, ora supplicava che qualcuno lo incoraggiasse a darsi la morte con il suo esempio; qualche volta rimproverava la propria neghittità con queste parole: "La mia vita è ignobile, disonorante - Non è degna di Nerone, non è proprio degna - Bisogna avere coraggio in questi frangenti - Su, svegliati!".
Ormai si stavano avvicinando i cavalieri ai quali era stato raccomandato di condurlo vivo. Quando li sentì esclamò tremando: "Il galoppo dei cavalli dai piedi rapidi ferisce i miei orecchi". Poi si affondò la spada nella gola con l'aiuto di Epafrodito suo segretario. Respirava ancora quando un centurione arrivò precipitosamente e, fingendo di essere venuto in suo aiuto, applicò il suo mantello alla ferita; Nerone gli disse soltanto: "È troppo tardi!" e aggiunse "Questa è fedeltà!". E così dicendo morì, e i suoi occhi sporgendo dalla testa assunsero una tale fissità da ispirare orrore e terrore in coloro che li vedevano.

(Svetonio, Le vite dei dodici Cesari, libro VI, capp.50-51)




 

lunedì 5 ottobre 2009


 

Prefazione


Un vigile urbano per definizione è una persona attenta. Il suo  compito è appunto “di vigilare” affinché la convivenza civile della Comunità cui appartiene si svolga serenamente, nel rispetto delle Leggi e dei Regolamenti.


Ed è anche quello di investigare al fine di prevenire e reprimere  quegli abusi che rientrano nella sfera di sua competenza, direttamente o per delega della Autorità.


Insomma nella parola “vigile” sembra rispecchiarsi appieno il detto aristotelico “ nomina sunt consequentia rerum”.


Conosco bene il Corpo della Polizia Municipale di Guidonia Montecelio, per la collaborazione data ed avuta nei 38 anni della mia carriera nel nostro Ente ed anche per esserne stato il Dirigente per quasi un anno.


E’ composto da persone preparate, scrupolose, attente. Sono poche in relazione alla vastità del nostro territorio, ai compiti che vengono loro affidati, alle emergenze che spesso si trovano ad affrontare. Ma so che svolgono bene il loro lavoro e che lo fanno volentieri.


Però devo confessare che quando Salvatore Ungano mi disse di aver svolto una ricerca storica sulla Polizia Municipale ne rimasi sorpreso. Piacevolmente sorpreso.  Amare il proprio lavoro al punto di volerne ripercorrere la storia e con essa la storia del Comune  è una cosa che travalica la normalità e che fa davvero onore.


La storia del nostro Comune si divide essenzialmente in due fasi: la prima si snoda lentamente nel corso dei secoli dalla fondazione della temibile Rocca di Monticelli nel X secolo fino alla nascita, nella piana delle Prata, del Campo di aviazione agli inizi del XX secolo. Essa è piena di avvenimenti e di personaggi storici di grande spessore e tuttavia non ha inciso più di tanto sulla antropizzazione e sulla trasformazione  del territorio.


Invece la nascita del Campo d’aviazione ( resa possibile, tra l’altro, dalla presenza della Ferrovia a partire dagli anni 80 del XIX secolo ) ha innescato trasformazioni straordinarie, con la Fondazione di Guidonia, la nascita del nuovo grande comune di Guidonia Montecelio i cui confini vennero enormemente allargati a spese di Tivoli e Roma rendendolo, per estensione, uno dei maggiori comuni italiani.


Tuttavia all’alba del 21 ottobre 1937 i cittadini residenti negli 80 km quadrati di Guidonia Montecelio non erano più di 6500.


Oggi  siamo circa 85.000 e la crescita prosegue ininterrottamente, giorno dopo giorno.


Questa seconda fase è stata quindi veloce, piena di sfide e di problemi, per la politica, per la società, per i singoli individui. Difficile ma allo stesso tempo terribilmente affascinante.


La ricerca di Ungano percorre entrambe le fasi: l’ultima parte della prima e la prima parte della seconda, cominciando dal 1870, anno in cui si compie l’Unità d’Italia ed il nostro Comune ( che si chiamava ancora Monticelli )  entra a far parte dello Stato italiano ed incomincia a conformarsi alle sue Leggi e terminando ( per ora) nel 1937, anno della Fondazione di Guidonia Montecelio.


Interessantissimi a leggersi i punti in cui si individuano gli antesignani nelle figure del “ famiglio comunale” e delle guardie campestri. Interessante il primo Regolamento di Polizia urbana e di Edilità, redatto ed approvato in via definitiva tra il 1871 ed il 1877, che ebbe una gestazione lunga e difficile ma che già recava in sé la maggior parte delle funzioni che sussistono ancora oggi.


Interessanti ed a volte persino divertenti le peripezie delle prime Guardie Campestri.  Drammatico ed anche alquanto grottesco l’episodio avvenuto nel 1886 nel quale prima vengono licenziate le due uniche guardie municipali, poi ne viene riassunta una sola, poi anche l’altra ed infine viene revocato il provvedimento di licenziamento!


Carinissima la lettera con cui nel 1908 la guardia De Arcangelis Luigi fa sommessamente presente al sindaco che indossando la stessa divisa ormai da 30 anni ( sic ) essa si è alquanto lisa ed abbisognerebbe di un ricambio! Qui occorre dire che il Sindaco esaudì la richiesta facendo rinnovare la divisa del nostro, con una spesa di 89,25 lire, pari a tre volte lo stipendio mensile della guardia che era di UNA lira la giorno.


Non senza interesse si leggono infine le disposizioni regolamentari impartite dal Podestà dell’era fascista Oscar Jannuzzi e successivamente dal Commissario prefettizio Cav. Giannino De Angelis, figura questa di grande spicco che fu anche il primo e l’ultimo Podestà del Comune di Guidonia Montecelio.


Esse sono improntate a severità sia nei confronti della cittadinanza sia verso le guardie stesse che, peraltro, dovevano essere iscritte al PNF.


Infine è utile scorrere la parte dedicata alle persone che negli anni hanno fatto parte del Corpo delle Guardie Municipali. Alcune di essere erano personaggi assai singolari ed amati e di molti si conservano ancora oggi memorie ed aneddoti.


Rimane tutta da scrivere la storia dei Vigili durante il periodo del tumultuoso sviluppo edilizio e demografico del Comune, dal dopoguerra ad oggi. E’ la più impegnativa anche perché la massa di documenti presenti nell’archivio è davvero ingente e il suo studio richiederà tantissimo tempo. Ma la presente ricerca ha tracciato la strada, il resto, seguirà.


A. M.


 

sabato 3 ottobre 2009




Chi sei tu, lettore che leggi
le mie parole tra un centinaio d'anni?
Non posso inviarti un solo fiore
della ricchezza di questa primavera,
una sola striatura d'oro
delle nubi lontane.
Apri le porte e guardati intorno.
Dal tuo giardino in fiore cogli
i ricordi fragranti dei fiori svaniti
un centinaio d'anno fa.
Nella gioia del tuo cuore possa tu sentire
la gioia vivente che cantò
in un mattino di primavera,
mandando la sua voce lieta
attraverso un centinaio d'anni.

Tagore



http://www.youtube.com/watch?v=vXUi7-V7Fuc&feature=related




sabato 19 settembre 2009


Quando ero piccolo m'innamoravo di tutto, correvo dietro ai cani
e da marzo a febbraio mio nonno vegliava
sulla corrente di cavalli e di buoi
sui fatti miei sui fatti tuoi

e al dio degli inglesi non credere mai.

E quando avevo duecento lune e forse qualcuna è di troppo
rubai il primo cavallo e mi fecero uomo
cambiai il mio nome in "Coda di lupo"
cambiai il mio pony con un cavallo muto

e al loro dio perdente non credere mai

E fu nella notte della lunga stella con la coda
che trovammo mio nonno crocifisso sulla chiesa
crocifisso con forchette che si usano a cena
era sporco e pulito di sangue e di crema

e al loro dio goloso non credere mai.

E forse avevo diciott'anni e non puzzavo più di serpente
possedevo una spranga un cappello e una fionda
e una notte di gala con un sasso a punta
uccisi uno smoking e glielo rubai

e al dio della scala non credere mai.

Poi tornammo in Brianza per l'apertura della caccia al bisonte
ci fecero l'esame dell'alito e delle urine
ci spiegò il meccanismo un poeta andaluso
- Per la caccia al bisonte - disse - Il numero è chiuso.

E a un Dio a lieto fine non credere mai.

Ed ero già vecchio quando vicino a Roma a Little Big Horn
capelli corti generale ci parlò all'università
dei fratelli tutte blu che seppellirono le asce
ma non fumammo con lui non era venuto in pace

e a un dio fatti il culo non credere mai.

E adesso che ho bruciato venti figli sul mio letto di sposo
che ho scaricato la mia rabbia in un teatro di posa
che ho imparato a pescare con le bombe a mano
che mi hanno scolpito in lacrime sull'arco di Traiano
con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia
ma colpisco un po' a casaccio perché non ho più memoria

e a un dio senza fiato non credere mai.



Testi di Fabrizio De Andrè


http://www.youtube.com/watch?v=HJMnGdZ5dDQ

martedì 8 settembre 2009

Liberate Giuliano Tuzi


(e riflettiamo tutti sui pregiudizi razziali)


Hanno visto un bianco adulto che baciava una bambina dalla pelle scura. Ed hanno chiamato la polizia, che lo ha arrestato. In Brasile la piaga della pedofilia ha dato origine  ad una legge severissima e giusta ma anche ad una psicosi pressoché collettiva. E adesso la polizia ci va giù dura ma, a quanto pare, anche un po' ottusa.


Giuliano Tuzi è un mio concittadino, lo conosco personalmente e mi sento di poter garantire che è una brava persona. Ha sposato una brasiliana, anni fa e insieme hanno avuto questa bambina dalla pelle scura. E' sua figlia, la presunta "abusata". Peraltro sia la bambina che la madre negano ogni abuso.


Ma questo i due coniugi che lo hanno denunciato non lo sapevano ed hanno scambiato la tenerezza di un padre per un atteggiamento da maniaco, un bianco di mezza età in cerca di sesso proibito con una bambina, peraltro in mezzo alla gente, bah.


Giuliano rischia da 14 a 17 anni di galera e rischia  che in carcere gli succeda qualcosa di brutto. Non sarebbe da meravigliarsi.


Stavolta il pregiudizio razziale ha colpito un europeo, uno di noi. Non è giusto ma dovrebbe farci riflettere ogni volta che noi stessi giudichiamo le persone in base alla nazionalità, al colore della pelle, alla religione.


Spero che Giuliano sia liberato presto ma spero altresì che questa cosa ci faccia riflettere su quanto siano dannosi i pregiudizi.

mercoledì 2 settembre 2009

Beh, questa la debbo raccontare...



Ieri è stata una giornata un po' così. Intanto perché era il primo giorno di lavoro dopo il rientro, con tutte le novità da affrontare. Poi faceva caldo assai ( che novità eh?) Infine perché alle 16 ho dovuto partecipare al  funerale di una persona della mia età, morta dopo una straziante malattia.


Al termine della funzione ho pensato di distrarmi un po' andando in campagna a fare altra conserva di pomodoro. E' una attività che mi piace, mi distende e poi, in inverno fa comodo avere questi bei barattolini coi sughi già pronti.


Ecco, ho pensato che però non avevo barattoli a sufficienza e che ne avrei dovuto comprare un po'. Di solito li compero alla Cooperativa di cui è socia mia madre ma avevo parcheggiato la macchina davanti ad un emporio cinese ed ho pensato di comprarli lì, dal cinese appunto.


Il proprietario lo conosco bene, è un'ottima persona che si è integrato perfettamente in città assieme alla famiglia. Una delle figlie è compagna di classe di mia figlia, è assai brava e sono molto amiche.


Insomma entro, saluto e comincio a cercare i barattoli che mi ricordavo di aver visto sugli scaffali. Infatti li ho trovati subito ma sono rimasto perplesso per il prezzo: 1,30 euro ciascuno. In Cooperativa li avevo pagati 0,60, stesso volume.


Nel mentre il proprietario si avvicina, mi vede perplesso e mi fa " non vanno bene?" Io ribatto " no, no, vanno benissimo ma scusa la franchezza, in Cooperativa li pago meno della metà, quindi non li prendo".


Lui mi guarda,  e mi fa, serio : " Ah, davvero? Beh, sarà roba cinese! "


E' da ieri che ci ripenso e mi viene da ridere;)


http://www.youtube.com/watch?v=A1HAkYIZCxE