domenica 29 gennaio 2012

Per un vero Museo a Montecelio
Il mio amico Eugenio Moscetti mi ha dato il permesso di pubblicare questa sua lettera al Sindaco sul mio blog. Ritengo utile e necessario farlo perché la notizia che anche la Vibia Sabina recuperata in America proviene dalla Villa dell'Inviolata di Guidonia può dare un impulso definitivo alla creazione di un grande Museo a Montecelio, con materiali di straordinaria importanza quali la grande e bella statua di vibia Sabina e poi la Triade Capitolina dell'Inviolata e poi la copia romana del Dioniso di Lisippo, il vassoio con il giudizio di Paride, i vasi pertinenti alla antica Corniculum ed infine una collezione numismatica romana di oltre 700 monete parte delle quali ( consentitemi ) donate proprio da me.
Dioniso di Lisippo, copia romana
Il Ratto di Europa, mosaico
Vaso di Corniculum
Genius
Sarcofago ( Museo di Setteville)
Quando sul finire del secolo scorso sotto la guida del sindaco Ezio Cerqua riuscimmo a realizzare l'Antiquarium ci sembrò un ottimo punto di arrivo. Ed effettivamente l'Antiquarium intitolato a d. Celestino Piccolini è un vero gioiello, nato da una chiara e forte visione politica, dal lavoro entusiasta della struttura che dirigo, dall'impegno di tanti anni degli amici del GAL, dall'aiuto attento e prezioso della Soprintendenza archeologica del Lazio, dalla vicinanza della Associazione Nomentana di Storia ed Archeologia presieduta da Salvatore G. Vicario ed anch'essa sorretta dal lavoro di Eugenio Moscetti. All'antiquarium di Montecelio è seguito poi il Museo della Cripta di Setteville e tanto lavoro di ricerca e di divulgazione sul e del territorio. Oggi però non bastano più. Noi tutti crediamo fermamente che la terza Città del Lazio debba riavere e poter mostrare il proprio patrimonio culturale, sia quello conservato altrove che quello che ancora giace sconosciuto in questo ricchissimo territorio. Per ottenere questo risultato c'è un solo modo: fare finalmente il Museo al San Michele. Ora.
Chiesa ed ex convento di San Michele
Chiostro del San Michele
Archeologo
Ispettore onorario della Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio
Consulente tecnico presso il Tribunale ordinario di Tivoli
Direttore dell’Antiquarium comunale di Guidonia Montecelio




PROT. 01Tg del 02 gennaio 2008
Al dott. Filippo LIPPIELLO
Sindaco di Guidonia Montecelio

NOSTOI. Il ritorno a casa


Gentile Sindaco,

l’anno 2007 appena concluso è stato per Guidonia quello in cui dovevamo e volevamo innamorarci del futuro, per “raggiungere obiettivi con capacità e coraggio” e “proiettarci verso lo sviluppo, la crescita, il successo del nostro territorio e della sua gente…”
Affinché questo innamoramento non divenga ancora una volta, per i cittadini di Guidonia, persuasione della vanità delle nostre illusioni in un avvenire migliore per il nostro territorio, suggerirei per l’anno appena iniziato di “innamorarci del passato per sperare nel futuro”.
Nostoi sono per i greci i viaggi per tornare a casa, intesi anche come recupero delle origini e delle radici ovvero come tentativo di rivisitare e riconquistare valori prima ripudiati.
In questo senso non posso che plaudire al mirabile progetto per ridare vivibilità alla civica piazza di Guidonia da Te commissionato a un maestro dell’architettura come Portoghesi.
Ma non basta, è giunto il momento di valorizzare gli straordinari giacimenti culturale offerti dal nostro territorio
Nostoi. Capolavori ritrovati è anche il titolo di una mostra, in corso al Palazzo del Quirinale a Roma con straordinario successo di pubblico, di cui ha parlato anche il Presidente Napolitano nel suo messaggio di fine d’anno agli italiani.
Ha detto infatti il Capo dello Stato: “Dovunque mi sia recato in visita quest’anno in Europa e fuori d’Europa ho constatato quanto grande sia la forza di attrazione del nostro patrimonio storico-artistico e culturale, antico e moderno. Un patrimonio che parte da lontano, come ci dice in questo momento la straordinaria mostra delle opere illegalmente sottratte e ora recuperate all’Italia, grazie ad un esemplare sforzo congiunto delle istituzioni e dei corpi dello Stato. È una mostra ospitata al Quirinale…”
Come icona di questa mostra celebrata dal Presidente della Repubblica è stata scelta una statua marmorea di straordinaria fattura raffigurante Vibia Sabina, moglie dell’imperatore Adriano, illegalmente sottratta al nostro paese e finita al Museum of Fine Arts di Boston.
Questo capolavoro di cui il ministro Rutelli non fa che celebrare la bellezza ad ogni mostra da lui inaugurata, ha solleticato la mia professionale curiosità riguardo al luogo del ritrovamento. Infatti nel catalogo della mostra Vibia Sabina. Da augusta a Diva, svoltasi a Villa Adriana, era indicata come provenienza della statua la stessa Villa Adriana. Successivamente nei discorsi ufficiali si è parlato di una generica provenienza “dal territorio tiburtino”, e infine nel catalogo della mostra in corso al Quirinale la provenienza non è più indicata.
La mie ricerche sulla misteriosa ma non troppo provenienza della statua sono state ripagate da una straordinaria scoperta. Un articolo del settimanale LEFT. Avvenimenti, n. 47 del 1 dicembre 2006 dal titolo Un popolo di tombaroli, dedica la copertina e riporta un’intervista di una vecchia conoscenza, quel Pietro Casasanta definito Archeologo & tombarolo (sic!), divenuto tristemente famoso per aver trafugato illegalmente all’Inviolata di Guidonia, nel ’92, l’ormai celeberrimo gruppo scultoreo della Triade Capitolina.
Nella lunga intervista rilasciata alla giornalista Daniela Preziosi tra le altre cose (pag.12-13) Casasanta afferma:”Ho visto il Ministro Rutelli in TV, tronfio e orgoglioso che parlava della Vibia Sabina, una statua di due metri che ho trovato nel ’70 alla tenuta dell’Inviolata, vicino Tivoli (sic!)…..Ora il museo di Boston ha deciso di rimandarla in Italia….
D.:Come è arrivata a Boston la Vibia Sabina?
R.: E che ne so? Io l’ho venduta ad un mercante…
D.: Com’è arrivato alla Vibia Sabina
R.: L’ho trovata nel ’70……….Sono finito all’inviolata e ho scoperto che era un giacimento archeologico incredibile….
Mi fermo qui, se vuoi, potrai leggere l’interessante e istruttivo articolo che allego alla presente.
Nell’intervista emerge innanzitutto in quanta poca considerazione viene tenuto il nostro Comune, che infatti non viene neppure nominato sia dall’intervistatore che dall’intervistato. L’Inviolata si trova vicino Tivoli….
Caro Sindaco, come ricorderai, narra la leggenda che Romolo, dopo aver fondato Roma e raccolto sul Campidoglio abitatori per la nuova città, si accorse che mancavano le donne: perciò durante le feste di Censo, a cui erano accorsi con le mogli e le figlie gli abitanti delle città vicine, ad un segnale convenuto i Romani rapirono le fanciulle (Ratto delle Sabine).
Oggi a distanza di secoli la storia si ripete. Dopo la Triade rapita dai Prenestini, Guidonia assisterà imbelle al Ratto di Sabina (Vibia)? O forse in un sussulto di orgoglio il Sindaco di Guidonia farà finalmente sentire la sua voce a Roma (Padrona) e Tivoli (Superba) e l’esigenza di una equa distribuzione delle risorse culturali all’interno dell’area metropolitana che deve finire di essere considerata, particolarmente nel caso di Guidonia, solo come un territorio dove localizzare servizi e infrastrutture sgradite altrove.
I Nostoi (ritorni) delle due eccezionali opere scultoree della Triade e di Vibia Sabina, che legittimamente appartengono a Guidonia e ai suoi cittadini, insieme alla valorizzazione del Parco fantasma dell’inviolata, non possono continuare ad essere abusati slogans elettorali per politici in cerca di visibilità
L’amministrazione comunale con in testa il Sindaco e l’intero Consiglio hanno il dovere morale di fare tutto il necessario per ottenere dal Ministero dei Beni culturali il ritorno a casa di questi capolavori.
Per raggiungere questo obiettivo è in primis necessario - come insegnano le vicende e gli esempi dei bronzi dorati di Cartoceto di Pergola e del Satiro danzante di Mazara del Vallo - creare finalmente nel nostro comune una struttura museale atta ad ospitare degnamente reperti tanto importanti ovvero restituire finalmente il Chiostro del S. Michele a Montecelio, dopo anni di colpevole abbandono e uso improprio, a quella destinazione culturale per la quale furono a suo tempo erogati i fondi per il suo restauro. Con il trasferimento dell’Antiquarium comunale al S. Michele Guidonia Montecelio avrà uno dei musei più belli della provincia di Roma e potrà degnamente ospitare gli eccezionali reperti restituiti dal suo territorio.
E non mi si venga a dire che nel Bilancio Comunale non possono essere reperite le poche decine di migliaia di euro sufficienti allo scopo !.
Con l’inaugurazione della rinnovata Piazza civica, l’inaugurazione del nuovo Antiquarium, il rilancio del Parco dell’Inviolata, con conseguente chiusura della discarica - la cui ubicazione è stata la più scellerata scelta di tutta la storia della classe politica di Guidonia – la nostra città potrà veramente definirsi “città degli eventi” e della cultura.
Con capacità e scelte coraggiose ogni obiettivo può essere raggiunto, per continuare ad innamorarci del futuro…

Tanto ti dovevo
Con stima,
Eugenio Moscetti
Guidonia 02 gennaio 2008

Per chi volesse approfondire:
http://www.associazionenomentana.com/index.htm
La Triade Capitolina dell'Inviolata, Guidonia, ora conservata al Museo di Palestrina.
Dott. Eugenio Moscetti


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postato da: caiovibullio alle ore 13/01/2008 23:34 Permalink commenti (3)categoria:
mercoledì, 09 gennaio 2008

giovedì 26 gennaio 2012

venerdì 16 dicembre 2011


Dicamus bona verba, venit Natalis ad aras

(ALBIO TIBULLO, 59 a.C., 19 a.C.
 Eleg., 2, 2, 1

Auguri a tutti
Caio


 

lunedì 21 novembre 2011


Il tempo non torna più







 





Ec 8:5-8, 15-17; Is 28:23-29; Sl 33:8-11
3:1 Per tutto c'è il suo tempo, c'è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo: 2 un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato; 3 un tempo per uccidere e un tempo per guarire; un tempo per demolire e un tempo per costruire; 4 un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per far cordoglio e un tempo per ballare; 5 un tempo per gettar via pietre e un tempo per raccoglierle; un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci; 6 un tempo per cercare e un tempo per perdere; un tempo per conservare e un tempo per buttar via; 7 un tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un tempo per parlare; 8 un tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo per la guerra e un tempo per la pace.



martedì 8 novembre 2011


Caro Nino, addio, con affetto


 


Stamattina uscendo di casa presto ho visto per caso gli annunci mortuari per Nino Novacco.
Ci sono rimasto assai male. Certo, aveva la sua età ed io  non lo vedevo da alcuni mesi ma non mi aspettavo che fosse in pericolo di vita.
Con lui se ne va una grande personalità, un amico del Mezzogiorno ma soprattutto dell'Italia, un mecenate colto e raffinato amante dell'arte come dell'economia.
Molti lo hanno ricordato, oggi.Lo voglio fare anch'io per i motivi che dirò ma prima di tutto voglio citare le parole che ha avuto per lui il Presidente Giorgio Napolitano:

“Scompare con Nino Novacco una personalità di rilievo del meridionalismo italiano. Il suo è stato un lungo, coerente e tenace impegno di affermazione del ruolo del Mezzogiorno nello sviluppo democratico dell’Italia repubblicana, di valorizzazione delle risorse e potenzialità delle regioni meridionali e di manifestazione delle loro esigenze e legittime aspettative”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio di cordoglio per la morte di Nino Novaccco.
“I lunghi anni di presidenza della Svimez – ha sottolineato il capo dello Stato – hanno rappresentato il culmine di tale impegno, avendo egli fatto di quella istituzione la tribuna più autorevole del movimento culturale e politico democratico per il progresso del Sud e per l’unità tra Nord e Sud”.

Il mio paese, Montecelio, è stato per lui luogo d'adozione assai amato, quasi come la sua adorata Sicilia.
A Montecelio si è sposato, ha messo su una splendida dimora aperta ai concittadini. Ha amato Montecelio e noi monticellesi ameremo sempre il suo ricordo.
Personalmente lo conobbi negli anni 80 quando insieme ci battemo per salvare dalla escavazione selvaggia la stupenda riserva di Poggio Cesi. Fu una battaglia vinta che cementò un'amicizia che per me era anche devozione ed ammirazione nei confronti di una persona colta, gentile, dotata di un carisma ed una autorevolezza immensa.
La sua "sala della Pace" il suo " giardino degli allori" sono stati da 30 anni a disposizione dei concittadini per mostre, manifestazioni culturali, eventi sociali di ogni tipo e sempre a  spese della sua splendida, civica munificenza.
Ricordo con dolce malinconia le nostre conversazioni sui dialetti, la pacatezza con cui cento volte mi ha spiegato la sua visione, politica e civile della nostra storia.
E ricordo con il sorriso la sera in cui, senza preavvisare gli portai in casa Vittorio Sgarbi. Ci accolse con divertita gentilezza, in giacca da camera, gli mostrò la sua casa, la collezione di quadri. E Vittorio, che in quei primi anni 90 era più arrogante e scatenato che mai rimase affascinato da questo elegante e colto signore che gli teneva testa per competenza e conoscenza e gli si rivolse con inusitata deferenza durante tutto il colloquio. Quando andammo via, un'ora e mezza dopo mi disse " Alfò, sei davvero fortunato ad avere un amico così"
Adesso Nino non c'è più. Ma non c'è più soltanto nella sua mortale fisicità. Vive nella sua opera, nei suoi scritti, nella memoria di chi gli ha voluto bene ed ha avuto la fortuna di fare un pezzo di strada con lui. Addio, Nino, da amico ad amico, da monticellese a monticellese, da allievo a maestro, da figlio a padre, addio.
Alfonso

sabato 10 settembre 2011


non mi va...





E' vero, sono svogliato.
Scrivere sul blog per me è stato sempre un piacere, l'ho fatto di getto, senza correggere, seguendo la prima ispirazione del momento.
Adesso sono 40 giorni che non scrivo e chissà perché non mi viene nulla da scrivere.
Sarà che questo è un momento particolare della mia vita. Di grande cambiamento di, qualche preoccupazione.
Ah, niente di che, non posso mica lamentarmi di come sono andate le cose fino ad ora. Sto bene in salute, non ho problemi economici. E sono anche fiducioso per il futuro, fin che sarà. Però certo...sono tempi un po' così, questi. E soprattutto sono tempi in cui non ci si può racchiudere in una torre eburnea dicendo " vabbeh, io sto bene, che mi frega degli altri?"
Ci sono un sacco di persone che non stanno bene, intorno a noi, per svariati motivi e la sensazione, purtroppo, è che stiano aumentando.
Stare bene in un mondo in cui tanti stanno male non è una bella cosa, si sa.
Eppoi non so se ho fatto bene ad accettare questo differimento della pensione. Certo, sono solo 3 mesi e un po' ci guadagno ma se non l'avessi fatto adesso mancherebbero solo pochi giorni. Ed io non vedo l'ora che finisca. Voglio finire, voglio cambiare.
Mi dispiace doverlo dire ma cambiare forse comporterà anche il distacco da questo mondo splinderiano, che pure amo così tanto. Non ne sono sicuro ma forse sarà così. Vedremo. 

lunedì 1 agosto 2011


Delle vacanze, della morte ed altre cose della vita.




Domenica scorsa mi ha svegliato mia madre: "portami all'ospedale, non mi sento bene". Testona di una mamma, ha preso un sacco di medicine senza prendere il farmaco protettivo per lo stomaco. Avevamo pure litigato, la settimana prima. Me lo sentivo. Mi aveva risposto che non ne aveva bisogno. Infatti le è venuta l'ulcera. Niente di che, quando siamo arrivati in ospedale si era già rimarginata ma comunque si è fatta 5 giorni lì. Poi ha cambiato idea 3 volte ed infine ha deciso che non viene al mare con me. Uff, capisco che a casa sua si sente più tranquilla ma il medico le ha assicurato che il mare le fa bene. Certo non posso deportarla. Del resto il 15 sera starò qui mentre la famiglia si ferma in Toscana tutto il mese. Dormirò da lei se mia sorella vuole andare in vacanza.
*
Domenica mentre parcheggiavo davanti ai giardinetti su al paese mi ha salutato un amico, gli ho risposto distrattamente, stava con uno la cui fisionomia mi ricordava qualcosa, non molto alto, capelli grigi, si appoggiava a un bastone. Poi mi si è accesa una lampadina e nonostante il pensiero di mamma sono tornato indietro. Loro nel frattempo si erano seduti su una panchina. Mi sono piazzato davanti e ho detto " ma tu sei...." " Angelino, mi ha risposto lui sono proprio io" E io " ma quanti anni sono che non ci vediamo?" E lui " sono 40 anni, non sono uscito di casa per 40 anni"! Mi sono ricordato di quando sparì dal giro degli amici. Aveva 2 anni più di me, si era innamorato di una bella ragazza. All'inizio filavano bene. Poi lei lo lasciò e lui...non è più uscito di casa. Sembra una storia dell'800 ma è vera. Poi sono andato via di fretta e li ho salutati ma uno di questi giorni voglio farmi raccontare cosa cavolo ha fatto in casa per 40 anni!
*
Questa settimana avrei dovuto raccogliere le pere. E' stata un'annata eccezionale. Erano tante, belle, senza nemmeno un baco nonostante io non usi antiparassitari. E un po' le ho anche raccolte, forse un 5 quintali, regalandole a destra e manca. Ma proprio questa settimana non ho avuto tempo. Il temporale di ieri ha sgrullato le piante, sono cadute a quintali.Stamattina è venuta un'amica gliene ho dato 2 casse. Stasera sono venuti due amici se ne sono raccolte un po' dagli alberi. Io sono riuscito a fare la marmellata usandone una ventina di chili. Mi sono ammazzato di fatica fino alle 22,30 però ne ho fatto quasi 30 barattoli ed è venuta buona. Le altre stanno tutte lì, ci farà la grappa Nicolae.
*
Valeriano Compagnucci era stato il mio primo medico di famiglia, quando ero bambino. Ricordo che veniva a Montecelio da Guidonia con la vespa. Una persona sempre disponibile, colta, amante dello sport e della musica classica. Le sue figlie sono tra le mie migliori amiche. Una, Paola, è stata la mia vice per oltre 20 anni. Nonostante il lavoro impegnativo è stato anche amministratore, presidente della squadra di calcio, presidente della ASL. Pur non essendo un patito del calcio quando c'era lui scrivevo negli annali della AS Guidonia. Era marchigiano ma amava questa Città di cui è stato pioniere. Aveva 90 anni ed è morto senza soffrire, a casa sua con accanto moglie, figlie, nipoti. Una morte da persona giusta quale egli era. Stamane sono passato dai Vigili e mi sono preso la responsabilità di disporre picchetto d'onore e corona per il funerale. Sono sicuro che il Sindaco approverà.
*
Dopo che mi hanno avvisato mi preparavo ad uscire quando è arrivata un'altra telefonata. Era Laura, la migliore amica di mia moglie per informarci che era morto suo padre. Alla stessa ora di Valeriano e i funerali ci saranno domani alle 11, sull'Aurelia. Era un preside in pensione, lo conoscevo poco ma mi piaceva. Anche lui molto anziano però a mia moglie è dispiaciuto assai, erano vicini di casa, gli voleva bene.
*
E poi è morto Mino, colonnello dell'aeronautica, quasi mio coetaneo, marito di una mia compagna di liceo. Era stato male con il cuore, anni fa ma sembrava essersi ripreso invece...Dopo l'infarto ricordo che mi disse " da adesso in poi per me è una proroga inaspettata, voglio vivere serenamente" Per un po' ci è riuscito ma non quanto lui stesso e noi tutti speravamo.
*
E sono qui a chiedermi se non è meglio che la smetta di fare progetti come se dovessi vivere ancora 100 anni...se non è meglio che tiri i remi in barca e mi dedichi solo ad un salutare ozio campestre. Non so, non riesco a capire se è meglio andare avanti o fermarsi.
Domani ( oggi, ormai ) è il mio onomastico. Ho spostato la partenza per il mare al pomeriggio, prima ci sono ancora cose da fare. Ma domani sera sarò al mare. Voglio rilassarmi, leggere, nuotare, passeggiare, rivedere i luoghi etruschi della Maremma. Poi, si vedrà.

giovedì 21 luglio 2011


a te che non torni più
SCRITTO SULLA SABBIA

Che il bello e l'incantevole
Siano solo un soffio e un brivido,

che il magnifico entusiasmante
amabile non duri:
nube, fiore, bolla di sapone,
fuoco d'artificio e riso di bambino,
sguardo di donna nel vetro di uno specchio,
e tante altre fantastiche cose,
che esse appena scoperte svaniscano,
solo il tempo di un momento
solo un aroma, un respiro di vento,
ahimè lo sappiamo con tristezza.

E ciò che dura e resta fisso
non ci è così intimamente caro:

pietra preziosa con gelido fuoco,
barra d'oro di pesante splendore;
le stelle stesse, innumerabili,
se ne stanno lontane e straniere, non somigliano a noi
- effimeri-, non raggiungono il fondo dell'anima.

No, il bello più profondo e degno dell'amore
pare incline a corrompersi,

è sempre vicino a morire,
e la cosa più bella, le note musicali,
che nel nascere già fuggono e trascorrono,
sono solo soffi, correnti, fughe
circondate d'aliti sommessi di tristezza
perché nemmeno quanto dura un battito del cuore
si lasciano costringere, tenere;
nota dopo nota, appena battuta
già svanisce e se ne va.


Così il nostro cuore è consacrato
con fraterna fedeltà
a tutto ciò che fugge
e scorre,
alla vita,
non a ciò che è saldo e capace di durare.

Presto ci stanca ciò che permane,
rocce di un mondo di stelle e gioielli,
noi anime-bolle-di-vento-e-sapone
sospinte in eterno mutare.
Spose di un tempo, senza durata,
per cui la rugiada su un petalo di rosa,
per cui un battito d'ali d'uccello
il morire di un gioco di nuvole,
scintillio di neve, arcobaleno,
farfalla, già volati via,
per cui lo squillare di una risata,
che nel passare ci sfiora appena,
può voler dire festa o portare dolore.

Amiamo ciò che ci somiglia,
e comprendiamo
ciò che il vento ha scritto
sulla sabbia.


Hermann Hesse da La felicità, versi e pensieri


 

sabato 2 luglio 2011


XV Censimento Generale della popolazione e delle abitazioni.
ovvero
come si cambia






Oggi ho fatto coi miei collaboratori la prima riunione operativa per il Censimento, che si terrà ad ottobre. E' una cosa di cui mi piace occuparmi, per svariati motivi. E quindi voglio farlo bene.
Uno dei motivi è senz'altro sentimentale. Io venni assunto dal mio Ente il 23 settembre 1971 proprio per fare preparare l' XI Censimento. E siccome il censimento si fa ogni 10 anni sarà il quinto della mia carriera. Con il censimento ho cominciato, con il censimento finirò.
Anzi, diciamo che questo lo preparerò ma quando si farà, in ottobre, non ci sarò più, sarò in pensione.
Eravamo in 3, tutti giovani. Io, Arcangelo e Gianni. Io avevo 21 anni, Gianni 23, Arcangelo 24. Ci misero nella parte più buia dell'archivio, uno stanzone disadorno dove fino a pochi anni prima c'era stato l'ECA, ente comunale di assistenza. Ricordo che c'erano gli scaffali dove si tenevano le derrate da distribuire ai poveri, le bilance, una piccola una grossa....e tanta polvere.
In un angolo un mucchio di questionari, erano 13.000, ci dissero e bisognava metterci i timbri identificativi del comune, con i codici. Su ogni questionario andavano 7 timbri. Quindi in tutto 91.000 timbri. Decisamente un lavoro di alta professionalità.
Però eravamo allegri, ci scherzavamo sopra. Per nessuno di noi era il primo lavoro. Arcangelo veniva dalla Pirelli, Gianni mi pare avesse lavorato alle Poste, io avevo fatto l'elettricista e poi l'assicuratore. Lo stipendio era di 80.000 lire al mese. Meno di quel che guadagnavo con le assicurazioni, forse la metà. Ma a fare assicurazioni stavo in giro tutto il giorno mentre lì si facevano 34 ore la settimana, perché il sabato si usciva alle 12 ed inoltre c'erano un sacco di feste. Il tempo libero mi serviva, perché volevo studiare.
Ai primi di ottobre tutti i questionari erano pronti. Poi vennero i rilevatori, una ventina di ragazzi e ragazze. Noi davamo ad ognuno di loro i questionari e la sera li ritiravamo. Controllavamo se erano riempiti bene, li mettevamo a posto. Mi piaceva.
Alla fine risultò che gli abitanti del comune erano 33.000. Eravamo in forte crescita e cresciamo ancora oggi, che siamo quasi 90.000.
Si scriveva tutto a mano, non c'erano fotocopiatrici, il pc ancora non l'avevano inventato, le macchine da scrivere erano poche. A volte mi portavo la mia Olivetti lettera 22 ma il mio capo mi disse " lascia stare, se la usi solo tu il lavoro viene disomogeneo". Era un buon capo, Arturo. Una persona serena e disponibile, pronto ad aiutarti se ti vedeva in difficoltà, raro di rimproveri ma efficace se li faceva. Quando morì all'improvviso, 10 anni dopo, lo piansi come se fosse stato un padre, aveva 51 anni. E adesso suo figlio è uno dei miei migliori amici.
Sono passati quasi 40 anni, io sono cambiato, la città è cambiata, il mondo è cambiato.
Ed è cambiato anche il Censimento. A dirigerlo saremo in due, io e un mio collega che è laureato in statistica e che ha curato i rapporti con l'ISTAT. Io mi occuperò dell'Anagrafe e del personale, lui di tutto il resto. Ad ottobre quando io andrò via resterà tutto sotto la sua responsabilità. Ma è bravo ed ha un buon carattere.
Istat considera assai interessante il mio Comune perché sa che è un campione estremamente rappresentativo della realtà italiana. Quindi ci ha assegnato un ottimo budget, oltre 200.000 euro, che aumenteranno anche in ragione del numero di questionari che riusciremo ad inviare per via telematica. E noi abbiamo un obiettivo, che per adesso ci siamo solo detto tra noi, non lo sanno nemmeno gli Amministratori. Vogliamo inviarli TUTTI in via telematica anche se non è obbligatorio.
Come fare? L'idea è di fare un gruppo di lavoro ristretto di funzionari comunali esperti in informatica ( tra l'altro la legge ci fa obbligo di inserire nel progetto prima di tutto i dipendenti e poi gli esterni, quindi faremo due bandi diversi). Questo sarò l'ufficio centrale, di interfaccia con l'Istat. Poi faremo dei punti di raccolta, almeno 20 sull'intero territorio comunale. In ogni punto di raccolta ci saranno almeno due postazioni internet con operatori, interni o esterni, in grado di eseguire il programma di compilazione on line. Poi a settembre faremo una campagna comunicazionale. L'Istat invierà direttamente a casa dei cittadini i questionari, insiema al codice identificativo. Quindi in teoria chiunque abbia il collegamento internet a casa e un po' di dimestichezza con il pc può fare tutto da solo.
L'innovazione che vogliamo introdurre per ottenere l'obiettivo della consegna telematica è la compilazione del modulo digitale presso i centri di raccolta, con il consenso del cittadino che, se vuole avvalersene dirà il proprio codice al rilevatore.
I dati immessi nel programma ci diranno in tempo reale quali sono i numeri civici e le famiglie che non hanno inviato direttamente o tramite i punti di raccolta il questionario. Solo alla fine manderemo i rilevatori a casa di chi pur risultando presente non ha consegnato ed a controllare le case che risultano vuote per vedere se ci sono persone non iscritte all'anagrafe. Insomma, una bella sfida.
Stamane mi sono chiesto se mi dispiace andarmene ai primi di ottobre. La risposta è stata...sì, mi dispiace.
Sono stati così tanti gli anni trascorsi in questo lavoro. E così tante le soddisfazioni. Se paragono la mia carriera a quella militare posso dire che a 21 anni ero caporale, a 23 maresciallo, a 25 tenente, a 32 colonnello, a 54 generale. Sono stato il primo direttore generale del mio Ente.
Ma la risposta è stata anche no.
Me ne vado volentieri e senza rimpianti, con la testa già altrove per vedere se in campi totalmente diversi posso fare, ancora, qualcosa di buono. Ci riuscirò? Chissà. Intanto, ci provo, male che vada...c'è sempre il mio podere: l'agricoltura ha bisogno di braccia!