Sabato 15 dicembre dalle ore 10.45 la XV Rencontre si concluderà a Villa Adriana di Tivoli con una conferenza e una visita ai luoghi della villa disegnati nel 1911 da Le Corbusier.
Al centro dei lavori, l’apporto della cultura italiana alla formazione e all’evoluzione progettuale di questo maestro dell’architettura del Novecento: dai viaggi giovanili di formazione, ai contatti negli anni Venti con esponenti dell’arte e della letteratura Italiana contemporanea, ai rapporti con gli architetti razionalisti italiani negli anni Trenta, in particolare a Milano, Roma e Venezia.
Oggetto delle analisi dei relatori saranno inoltre gli importanti incarichi professionali per il Centro di calcolo elettronico Olivetti a Rho (Mi) e per l’Ospedale di Venezia.
Su quest’ultimo tema si avrà l’intervento di un testimone diretto, l’architetto cileno Guillermo Jullian de la Fuente che collaborò con Le Corbusier alla stesura del progetto.
in ogni istante della nostra vita siamo quel che saremo non meno di quel che siamo stati. O.W
lunedì 17 dicembre 2007
giovedì 29 novembre 2007
Stasera andiamo su Prévert
Cet Amour
Cet amour
Si violent
Si fragile
Si tendre
Si désespéré
Cet amour
Beau comme le jour
Et mauvais comme le temps
Quand le temps est mauvais
Cet amour si vrai
Cet amour si beau
Si heureux
Si joyeux
Et si dérisoire
Tremblant de peur comme un enfant dans le noir
Et si sûr de lui
Comme un homme tranquille au milieu de la nuit
Cet amour qui faisait peur aux autres
Qui les faisait parler
Qui les faisait blémir
Cet amour guetté
Parce que nous le guettions
Traqué blessé piétiné achevé nié oublié
Parce que nous l'avons traqué blessé piétiné achevé nié oublié
Cet amour tout entier
Si vivant encore
Et tout ensoleillé
C'est le tien
C'est le mien
Celui qui a été
Cette chose toujours nouvelles
Et qui n'a pas changé
Aussi vraie qu'une plante
Aussi tremblante qu'un oiseau
Aussi chaude aussi vivante que l'été
Nous pouvons tous les deux
Aller et revenir
Nous pouvons oublier
Et puis nous rendormir
Nous réveiller souffrir vieillir
Nous endormir encore
Rêver à la mort
Nous éveiller sourire et rire
Et rajeunir
Notre amour reste là
Têtu comme une bourrique
Vivant comme le désir
Cruel comme la mémoire
Bête comme les regrets
Tendre comme le souvenir
Froid comme le marbre
Beau comme le jour
Fragile comme un enfant
Il nous regarde en souriant
Et il nous parle sans rien dire
Et moi j'écoute en tremblant
Et je crie
Je crie pour toi
Je crie pour moi
Je te supplie
Pour toi pour moi et pour tous ceux qui s'aiment
Et qui se sont aimés
Oui je lui crie
Pour toi pour moi et pour tous les autres
Que je ne connais pas
Reste là
Là où tu es
Là où tu étais autrefois
Reste là
Ne bouge pas
Ne t'en va pas
Nous qui sommes aimés
Nous t'avons oublié
Toi ne nous oublie pas
Nous n'avions que toi sur la terre
Ne nous laisse pas devenir froids
Beaucoup plus loin toujours
Et n'importe où
Donne-nous signe de vie
Beaucoup plus tard au coin d'un bois
Dans la forêt de la mémoire
Surgis soudain
Tends-nous la main
Et sauve-nous.
sabato 24 novembre 2007
Dedicato a Goltaire, che fa teatro e non solo...
AMLETO, Atto V sc. I
...........
PRIMO BECCHINO: Ebbene, messere, la sua cotenna è così conciata dal suo mestiere, che tiene fuori l'acqua per gran tempo, e l'acqua è una gran corruttrice di quel figlio di puttana d'un cadavere. Ecco ora un teschio che è stato in terra ventitré anni.
AMLETO: Di chi era?
PRIMO BECCHINO: D'un pazzo figlio di puttana gli era; di chi pensate che fosse?
AMLETO: Eh, non so.
PRIMO BECCHINO: La peste a lui, pazzo furfante! Ei mi versò una fiasca di vino del Reno sul capo una volta. Proprio questo teschio messere, era, messere, il teschio di Yorick, il buffone del re.
AMLETO: Questo?
PRIMO BECCHINO: Proprio questo.
AMLETO: Fammi vedere. (Prende il teschio) Ahimè, povero Yorick! Io lo conobbi, Orazio; una persona d'infinita arguzia, d'una fantasia eccellentissima; egli m'ha portato sul dorso mille volte; ed ora, come nella mia immaginazione, ne aborrisco! lo stomaco mi si rivolta... Qui pendevano quelle labbra ch'io ho baciato non so quante volte. Dove sono le vostre beffe, ora? le vostre capriole? le vostre canzoni? i vostri lampi d'allegria che usavano far scoppiar dalle risa la tavola?
non un solo ora, per farsi beffe del vostro proprio ghigno? Tutto sganasciato? Ora andate alla camera di madonna, e ditele, che si dipinga pure dello spessore d'un pollice, a questo aspetto conviene ch'ella si riduca; fatela ridere di questo... Ti prego, Orazio, dimmi una cosa.
ORAZIO: Che cosa, mio signore?
AMLETO: Pensi tu che Alessandro avesse questa apparenza sottoterra?
ORAZIO: Proprio questa.
AMLETO: E quest'odore? puah! (Depone il teschio)
ORAZIO: Proprio questo, mio signore.
AMLETO: A quali vili usi noi possiam tornare, Orazio! Perché non potrebbe l'immaginazione seguire la nobile polvere d'Alessandro, fino a trovarla a turar il buco d'una botte?
ORAZIO: Sarebbe una considerazione troppo ricercata, questa.
AMLETO: No, affé, nient'affatto; ma per seguirlo colà con sufficiente moderazione, e guidati dalla probabilità, a questo modo: Alessandro morì, Alessandro fu seppellito, Alessandro torna alla polvere, la polvere è terra, della terra noi facciam creta; e perché con quella creta in cui egli fu convertito, non potrebbero turare un barile di birra?
Il gran Cesare, in cenere converso, tura un buco ed il vento tien lontano; la creta che tremar fe' l'universo, che debba far da schermo al tramontano!
Vabbeh, ci siamo capiti, A. non è un post funereo questo: è solo per dire che alla fine, potenti o no, siamo tutti uguali. Allora, santa pazienza e...ridiamoci sopra:)
vecchia quercia
Ho messo nel profilo la foto della grande quercia che si trova in un podere di mia madre, vicino al campo sportivo del mio paese natio. E' un omaggio affettuoso...tra pochi giorni non ci sarà più. Purtroppo non c'è modo di salvarla: o la abbattiamo o cadrà da sola, al primo vento un po' forte. Quando mio cognato mi ha chiesto di andarla a vedere speravo si sbagliasse, invece aveva ragione. La parte bassa del tronco è stata svuotata dagli insetti ed è diventata debole. Sono apparse due lesioni importanti: una longitudinale molto larga ma soprattutto una orizzontale, il che significa che il peso del tronco e della chioma (almeno 10 tonnellate) sta esercitando su quel punto una forza che inevitabilmente la schianterà. Alcuni anni fa mia madre regalò al comune una striscia di terreno, per allargare la strada fino al fontanile sicché la quercia adesso sta quasi in mezzo alla strada. Troppo pericoloso lasciare che cada all'improvviso, potrebbe succedere un disastro. Così ho chiesto alla Protezione Civile di darmi una mano e in settimana verranno a compiere il gesto pietoso, mettendo prima in sicurezza il traffico.
Beh, considerato che avrà almeno 600 anni mi dispiace che sia proprio la mia generazione a vederne la fine ma tant'è. Allora... addio, vecchia quercia che hai dato ombra gradita a tante generazioni dei miei avi materni. Come ultimo regalo la tua legna ci scalderà almeno per 3 o 4 anni. Grazie di tutto:)
lunedì 19 novembre 2007
Di come un mare di pazienza possa prosciugarsi all'improvviso
Che l'etica e la politica ultimamente non andassero molto d'accordo lo avevo capito da un pezzo. Ma quando un politico senza etica sembra rinunciare anche ad usare un briciolo di intelligenza allora due sono le cose: o è in malafede o è la persona più imbecille che possa esistere al mondo. Tertium, non datur. Io mi riconosco una sola virtù che penso di avere da tanto tempo. Eppure stamattina l'ho perduta e non so se la ritroverò domani.
venerdì 2 novembre 2007
a zia Viviana
Era bello pensarti, così dolce, assennata, con la tua voce sicura ed un po' nasale. Per me, che sono quasi vecchio, la piacevole meraviglia di avere ancora la moglie del fratello di mio nonno. Te ne sei andata, nel giorno di Ognissanti lasciandoci il ricordo della tua dolcezza. Ciao, un sorriso. A.
domenica 14 ottobre 2007
Partito Democratico
Oggi pomeriggio sono andato a votare per le primarie del Partito democratico. Abbiamo votato due liste diverse, io e mia moglie ma ci siamo trovati sostanzialmente d'accordo sul fatto che questo evento, nell'attuale panorama politico italiano, è il più importante o almeno l'unico che va nella direzione auspicata da tanta gente: la semplificazione della vita politica e conseguentemente, si spera, la riduzione del costo della politica, del gravame insopportabile che adesso è percepito dalla società.
Sarà così? Chissà. La vignetta di Staino che riporto sopra per me è esemplificativa dei dubbi che ciascuno può avere al riguardo. Però in ogni caso è un fatto positivo e intanto è la prima volta che due partiti si unificano, di solito in Italia ci distinguiamo per le scissioni. Speriamo quindi che anche nel Centro-Destra succeda qualcosa di simile, per scrollare di dosso alla politica italiana quella crosta di bizantinismo che ci distingue, per diventare - un po' più - moderni.
mercoledì 3 ottobre 2007
Ancora una poesia
POCO IMPORTA DA DOVE LA BREZZA...
Fernando Pessoa
Poco importa da dove la brezza
trae l'aroma che in essa viene.
Il cuore non ha bisogno
di sapere cos'è il bene.
A me basti a quest'ora
la melodia che culla.
Che importa se, lusingando,
le forze dell'anima spegne?
Chi sono, perché il mondo si perda
dietro quel che penso sognando?
Se mi avvolge la melodia
solo il suo avvolgermi io vivo...
Ancora una poesia
TAGORE |
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martedì 2 ottobre 2007
L'omaggio di Q. Orazio Flacco alla terra tiburtina
Carmen VII.
Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenen
aut Epheson bimarisve Corinthi
moenia vel Baccho Thebas vel Apolline Delphos
insignis aut Thessala Tempe;
sunt quibus unum opus est intactae Palladis urbem
carmine perpetuo celebrare et
undique decerptam fronti praeponere olivam;
plurimus in Iunonis honorem
aptum dicet equis Argos ditisque Mycenas:
me nec tam patiens Lacedaemon
nec tam Larisae percussit campus opimae
quam domus Albuneae resonantis
et praeceps Anio ac Tiburni lucus et uda
mobilibus pomaria rivis.
albus ut obscuro deterget nubila caelo
saepe Notus neque parturit imbris
perpetuos sic tu sapiens finire memento
tristitiam vitaeque labores
molli Plance mero seu te fulgentia signis
castra tenent seu densa tenebit
Tiburis umbra tui. Teucer Salamina patremque
cum fugeret tamen uda Lyaeo
tempora populea fertur vinxisse corona
sic tristis adfatus amicos:
`quo nos cumque feret melior fortuna parente
ibimus---o socii comitesque
nil desperandum Teucro duce et auspice: Teucri
certus enim promisit Apollo
ambiguam tellure nova Salamina futuram.
fortes peioraque passi
mecum saepe viri nunc vino pellite curas;
cras ingens iterabimus aequor.'
oggi faceva così caldo...un ritorno d'estate, un contrasto forte tra il fresco della mia casetta in campagna e le folate d'aria che sono entrate quando ho aperto le finestre. Sono stato fino a notte, contento di stare solo, senza il telefono, senza l'orologio a fare cose minimali come pulire il locale del pozzo o mettere a posto gli attrezzi. Cose di cui spesso mi trovo a pensare " uno di questi giorni lo faccio " che equivale invece a " uno di questi anni lo faccio" cioè...mai.
Poi sono salito sul tetto dell'altro casale, per sistemare un comignolo e guardando ad est mi sono sorpreso a rimirare il Lucretile, saldo ed imponente come un bastione e poi il Morra e poi Tivoli baciato dal sole, con l'Aniene che precipita furente nella gola ma poi placido incontra la piana e traversa questa terra così antica di storia e adesso così segnata - a volte martoriata - dall'attività umana.
Aveva una sua villa agreste, Orazio, appena sopra Tivoli, a Licenza. Lì passava i suoi giorni di "otium" lontano dal frastuono e dall'inquinamento di Roma. Lì beveva l'acqua freschissima della fonte Bandusia, lì faceva passeggiate per i boschi di faggi e di lecci ed una volta incontrò anche il lupo.
Amava questa terra e lo manifestò nei suoi versi. Chissà se gli piacerebbe ancora.
comunque...dalla cima del Monte Lucretile il mio paese si vede così e a me...piace:)