venerdì 16 dicembre 2011


Dicamus bona verba, venit Natalis ad aras

(ALBIO TIBULLO, 59 a.C., 19 a.C.
 Eleg., 2, 2, 1

Auguri a tutti
Caio


 

lunedì 21 novembre 2011


Il tempo non torna più







 





Ec 8:5-8, 15-17; Is 28:23-29; Sl 33:8-11
3:1 Per tutto c'è il suo tempo, c'è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo: 2 un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato; 3 un tempo per uccidere e un tempo per guarire; un tempo per demolire e un tempo per costruire; 4 un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per far cordoglio e un tempo per ballare; 5 un tempo per gettar via pietre e un tempo per raccoglierle; un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci; 6 un tempo per cercare e un tempo per perdere; un tempo per conservare e un tempo per buttar via; 7 un tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un tempo per parlare; 8 un tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo per la guerra e un tempo per la pace.



martedì 8 novembre 2011


Caro Nino, addio, con affetto


 


Stamattina uscendo di casa presto ho visto per caso gli annunci mortuari per Nino Novacco.
Ci sono rimasto assai male. Certo, aveva la sua età ed io  non lo vedevo da alcuni mesi ma non mi aspettavo che fosse in pericolo di vita.
Con lui se ne va una grande personalità, un amico del Mezzogiorno ma soprattutto dell'Italia, un mecenate colto e raffinato amante dell'arte come dell'economia.
Molti lo hanno ricordato, oggi.Lo voglio fare anch'io per i motivi che dirò ma prima di tutto voglio citare le parole che ha avuto per lui il Presidente Giorgio Napolitano:

“Scompare con Nino Novacco una personalità di rilievo del meridionalismo italiano. Il suo è stato un lungo, coerente e tenace impegno di affermazione del ruolo del Mezzogiorno nello sviluppo democratico dell’Italia repubblicana, di valorizzazione delle risorse e potenzialità delle regioni meridionali e di manifestazione delle loro esigenze e legittime aspettative”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio di cordoglio per la morte di Nino Novaccco.
“I lunghi anni di presidenza della Svimez – ha sottolineato il capo dello Stato – hanno rappresentato il culmine di tale impegno, avendo egli fatto di quella istituzione la tribuna più autorevole del movimento culturale e politico democratico per il progresso del Sud e per l’unità tra Nord e Sud”.

Il mio paese, Montecelio, è stato per lui luogo d'adozione assai amato, quasi come la sua adorata Sicilia.
A Montecelio si è sposato, ha messo su una splendida dimora aperta ai concittadini. Ha amato Montecelio e noi monticellesi ameremo sempre il suo ricordo.
Personalmente lo conobbi negli anni 80 quando insieme ci battemo per salvare dalla escavazione selvaggia la stupenda riserva di Poggio Cesi. Fu una battaglia vinta che cementò un'amicizia che per me era anche devozione ed ammirazione nei confronti di una persona colta, gentile, dotata di un carisma ed una autorevolezza immensa.
La sua "sala della Pace" il suo " giardino degli allori" sono stati da 30 anni a disposizione dei concittadini per mostre, manifestazioni culturali, eventi sociali di ogni tipo e sempre a  spese della sua splendida, civica munificenza.
Ricordo con dolce malinconia le nostre conversazioni sui dialetti, la pacatezza con cui cento volte mi ha spiegato la sua visione, politica e civile della nostra storia.
E ricordo con il sorriso la sera in cui, senza preavvisare gli portai in casa Vittorio Sgarbi. Ci accolse con divertita gentilezza, in giacca da camera, gli mostrò la sua casa, la collezione di quadri. E Vittorio, che in quei primi anni 90 era più arrogante e scatenato che mai rimase affascinato da questo elegante e colto signore che gli teneva testa per competenza e conoscenza e gli si rivolse con inusitata deferenza durante tutto il colloquio. Quando andammo via, un'ora e mezza dopo mi disse " Alfò, sei davvero fortunato ad avere un amico così"
Adesso Nino non c'è più. Ma non c'è più soltanto nella sua mortale fisicità. Vive nella sua opera, nei suoi scritti, nella memoria di chi gli ha voluto bene ed ha avuto la fortuna di fare un pezzo di strada con lui. Addio, Nino, da amico ad amico, da monticellese a monticellese, da allievo a maestro, da figlio a padre, addio.
Alfonso

sabato 10 settembre 2011


non mi va...





E' vero, sono svogliato.
Scrivere sul blog per me è stato sempre un piacere, l'ho fatto di getto, senza correggere, seguendo la prima ispirazione del momento.
Adesso sono 40 giorni che non scrivo e chissà perché non mi viene nulla da scrivere.
Sarà che questo è un momento particolare della mia vita. Di grande cambiamento di, qualche preoccupazione.
Ah, niente di che, non posso mica lamentarmi di come sono andate le cose fino ad ora. Sto bene in salute, non ho problemi economici. E sono anche fiducioso per il futuro, fin che sarà. Però certo...sono tempi un po' così, questi. E soprattutto sono tempi in cui non ci si può racchiudere in una torre eburnea dicendo " vabbeh, io sto bene, che mi frega degli altri?"
Ci sono un sacco di persone che non stanno bene, intorno a noi, per svariati motivi e la sensazione, purtroppo, è che stiano aumentando.
Stare bene in un mondo in cui tanti stanno male non è una bella cosa, si sa.
Eppoi non so se ho fatto bene ad accettare questo differimento della pensione. Certo, sono solo 3 mesi e un po' ci guadagno ma se non l'avessi fatto adesso mancherebbero solo pochi giorni. Ed io non vedo l'ora che finisca. Voglio finire, voglio cambiare.
Mi dispiace doverlo dire ma cambiare forse comporterà anche il distacco da questo mondo splinderiano, che pure amo così tanto. Non ne sono sicuro ma forse sarà così. Vedremo. 

lunedì 1 agosto 2011


Delle vacanze, della morte ed altre cose della vita.




Domenica scorsa mi ha svegliato mia madre: "portami all'ospedale, non mi sento bene". Testona di una mamma, ha preso un sacco di medicine senza prendere il farmaco protettivo per lo stomaco. Avevamo pure litigato, la settimana prima. Me lo sentivo. Mi aveva risposto che non ne aveva bisogno. Infatti le è venuta l'ulcera. Niente di che, quando siamo arrivati in ospedale si era già rimarginata ma comunque si è fatta 5 giorni lì. Poi ha cambiato idea 3 volte ed infine ha deciso che non viene al mare con me. Uff, capisco che a casa sua si sente più tranquilla ma il medico le ha assicurato che il mare le fa bene. Certo non posso deportarla. Del resto il 15 sera starò qui mentre la famiglia si ferma in Toscana tutto il mese. Dormirò da lei se mia sorella vuole andare in vacanza.
*
Domenica mentre parcheggiavo davanti ai giardinetti su al paese mi ha salutato un amico, gli ho risposto distrattamente, stava con uno la cui fisionomia mi ricordava qualcosa, non molto alto, capelli grigi, si appoggiava a un bastone. Poi mi si è accesa una lampadina e nonostante il pensiero di mamma sono tornato indietro. Loro nel frattempo si erano seduti su una panchina. Mi sono piazzato davanti e ho detto " ma tu sei...." " Angelino, mi ha risposto lui sono proprio io" E io " ma quanti anni sono che non ci vediamo?" E lui " sono 40 anni, non sono uscito di casa per 40 anni"! Mi sono ricordato di quando sparì dal giro degli amici. Aveva 2 anni più di me, si era innamorato di una bella ragazza. All'inizio filavano bene. Poi lei lo lasciò e lui...non è più uscito di casa. Sembra una storia dell'800 ma è vera. Poi sono andato via di fretta e li ho salutati ma uno di questi giorni voglio farmi raccontare cosa cavolo ha fatto in casa per 40 anni!
*
Questa settimana avrei dovuto raccogliere le pere. E' stata un'annata eccezionale. Erano tante, belle, senza nemmeno un baco nonostante io non usi antiparassitari. E un po' le ho anche raccolte, forse un 5 quintali, regalandole a destra e manca. Ma proprio questa settimana non ho avuto tempo. Il temporale di ieri ha sgrullato le piante, sono cadute a quintali.Stamattina è venuta un'amica gliene ho dato 2 casse. Stasera sono venuti due amici se ne sono raccolte un po' dagli alberi. Io sono riuscito a fare la marmellata usandone una ventina di chili. Mi sono ammazzato di fatica fino alle 22,30 però ne ho fatto quasi 30 barattoli ed è venuta buona. Le altre stanno tutte lì, ci farà la grappa Nicolae.
*
Valeriano Compagnucci era stato il mio primo medico di famiglia, quando ero bambino. Ricordo che veniva a Montecelio da Guidonia con la vespa. Una persona sempre disponibile, colta, amante dello sport e della musica classica. Le sue figlie sono tra le mie migliori amiche. Una, Paola, è stata la mia vice per oltre 20 anni. Nonostante il lavoro impegnativo è stato anche amministratore, presidente della squadra di calcio, presidente della ASL. Pur non essendo un patito del calcio quando c'era lui scrivevo negli annali della AS Guidonia. Era marchigiano ma amava questa Città di cui è stato pioniere. Aveva 90 anni ed è morto senza soffrire, a casa sua con accanto moglie, figlie, nipoti. Una morte da persona giusta quale egli era. Stamane sono passato dai Vigili e mi sono preso la responsabilità di disporre picchetto d'onore e corona per il funerale. Sono sicuro che il Sindaco approverà.
*
Dopo che mi hanno avvisato mi preparavo ad uscire quando è arrivata un'altra telefonata. Era Laura, la migliore amica di mia moglie per informarci che era morto suo padre. Alla stessa ora di Valeriano e i funerali ci saranno domani alle 11, sull'Aurelia. Era un preside in pensione, lo conoscevo poco ma mi piaceva. Anche lui molto anziano però a mia moglie è dispiaciuto assai, erano vicini di casa, gli voleva bene.
*
E poi è morto Mino, colonnello dell'aeronautica, quasi mio coetaneo, marito di una mia compagna di liceo. Era stato male con il cuore, anni fa ma sembrava essersi ripreso invece...Dopo l'infarto ricordo che mi disse " da adesso in poi per me è una proroga inaspettata, voglio vivere serenamente" Per un po' ci è riuscito ma non quanto lui stesso e noi tutti speravamo.
*
E sono qui a chiedermi se non è meglio che la smetta di fare progetti come se dovessi vivere ancora 100 anni...se non è meglio che tiri i remi in barca e mi dedichi solo ad un salutare ozio campestre. Non so, non riesco a capire se è meglio andare avanti o fermarsi.
Domani ( oggi, ormai ) è il mio onomastico. Ho spostato la partenza per il mare al pomeriggio, prima ci sono ancora cose da fare. Ma domani sera sarò al mare. Voglio rilassarmi, leggere, nuotare, passeggiare, rivedere i luoghi etruschi della Maremma. Poi, si vedrà.

giovedì 21 luglio 2011


a te che non torni più
SCRITTO SULLA SABBIA

Che il bello e l'incantevole
Siano solo un soffio e un brivido,

che il magnifico entusiasmante
amabile non duri:
nube, fiore, bolla di sapone,
fuoco d'artificio e riso di bambino,
sguardo di donna nel vetro di uno specchio,
e tante altre fantastiche cose,
che esse appena scoperte svaniscano,
solo il tempo di un momento
solo un aroma, un respiro di vento,
ahimè lo sappiamo con tristezza.

E ciò che dura e resta fisso
non ci è così intimamente caro:

pietra preziosa con gelido fuoco,
barra d'oro di pesante splendore;
le stelle stesse, innumerabili,
se ne stanno lontane e straniere, non somigliano a noi
- effimeri-, non raggiungono il fondo dell'anima.

No, il bello più profondo e degno dell'amore
pare incline a corrompersi,

è sempre vicino a morire,
e la cosa più bella, le note musicali,
che nel nascere già fuggono e trascorrono,
sono solo soffi, correnti, fughe
circondate d'aliti sommessi di tristezza
perché nemmeno quanto dura un battito del cuore
si lasciano costringere, tenere;
nota dopo nota, appena battuta
già svanisce e se ne va.


Così il nostro cuore è consacrato
con fraterna fedeltà
a tutto ciò che fugge
e scorre,
alla vita,
non a ciò che è saldo e capace di durare.

Presto ci stanca ciò che permane,
rocce di un mondo di stelle e gioielli,
noi anime-bolle-di-vento-e-sapone
sospinte in eterno mutare.
Spose di un tempo, senza durata,
per cui la rugiada su un petalo di rosa,
per cui un battito d'ali d'uccello
il morire di un gioco di nuvole,
scintillio di neve, arcobaleno,
farfalla, già volati via,
per cui lo squillare di una risata,
che nel passare ci sfiora appena,
può voler dire festa o portare dolore.

Amiamo ciò che ci somiglia,
e comprendiamo
ciò che il vento ha scritto
sulla sabbia.


Hermann Hesse da La felicità, versi e pensieri


 

sabato 2 luglio 2011


XV Censimento Generale della popolazione e delle abitazioni.
ovvero
come si cambia






Oggi ho fatto coi miei collaboratori la prima riunione operativa per il Censimento, che si terrà ad ottobre. E' una cosa di cui mi piace occuparmi, per svariati motivi. E quindi voglio farlo bene.
Uno dei motivi è senz'altro sentimentale. Io venni assunto dal mio Ente il 23 settembre 1971 proprio per fare preparare l' XI Censimento. E siccome il censimento si fa ogni 10 anni sarà il quinto della mia carriera. Con il censimento ho cominciato, con il censimento finirò.
Anzi, diciamo che questo lo preparerò ma quando si farà, in ottobre, non ci sarò più, sarò in pensione.
Eravamo in 3, tutti giovani. Io, Arcangelo e Gianni. Io avevo 21 anni, Gianni 23, Arcangelo 24. Ci misero nella parte più buia dell'archivio, uno stanzone disadorno dove fino a pochi anni prima c'era stato l'ECA, ente comunale di assistenza. Ricordo che c'erano gli scaffali dove si tenevano le derrate da distribuire ai poveri, le bilance, una piccola una grossa....e tanta polvere.
In un angolo un mucchio di questionari, erano 13.000, ci dissero e bisognava metterci i timbri identificativi del comune, con i codici. Su ogni questionario andavano 7 timbri. Quindi in tutto 91.000 timbri. Decisamente un lavoro di alta professionalità.
Però eravamo allegri, ci scherzavamo sopra. Per nessuno di noi era il primo lavoro. Arcangelo veniva dalla Pirelli, Gianni mi pare avesse lavorato alle Poste, io avevo fatto l'elettricista e poi l'assicuratore. Lo stipendio era di 80.000 lire al mese. Meno di quel che guadagnavo con le assicurazioni, forse la metà. Ma a fare assicurazioni stavo in giro tutto il giorno mentre lì si facevano 34 ore la settimana, perché il sabato si usciva alle 12 ed inoltre c'erano un sacco di feste. Il tempo libero mi serviva, perché volevo studiare.
Ai primi di ottobre tutti i questionari erano pronti. Poi vennero i rilevatori, una ventina di ragazzi e ragazze. Noi davamo ad ognuno di loro i questionari e la sera li ritiravamo. Controllavamo se erano riempiti bene, li mettevamo a posto. Mi piaceva.
Alla fine risultò che gli abitanti del comune erano 33.000. Eravamo in forte crescita e cresciamo ancora oggi, che siamo quasi 90.000.
Si scriveva tutto a mano, non c'erano fotocopiatrici, il pc ancora non l'avevano inventato, le macchine da scrivere erano poche. A volte mi portavo la mia Olivetti lettera 22 ma il mio capo mi disse " lascia stare, se la usi solo tu il lavoro viene disomogeneo". Era un buon capo, Arturo. Una persona serena e disponibile, pronto ad aiutarti se ti vedeva in difficoltà, raro di rimproveri ma efficace se li faceva. Quando morì all'improvviso, 10 anni dopo, lo piansi come se fosse stato un padre, aveva 51 anni. E adesso suo figlio è uno dei miei migliori amici.
Sono passati quasi 40 anni, io sono cambiato, la città è cambiata, il mondo è cambiato.
Ed è cambiato anche il Censimento. A dirigerlo saremo in due, io e un mio collega che è laureato in statistica e che ha curato i rapporti con l'ISTAT. Io mi occuperò dell'Anagrafe e del personale, lui di tutto il resto. Ad ottobre quando io andrò via resterà tutto sotto la sua responsabilità. Ma è bravo ed ha un buon carattere.
Istat considera assai interessante il mio Comune perché sa che è un campione estremamente rappresentativo della realtà italiana. Quindi ci ha assegnato un ottimo budget, oltre 200.000 euro, che aumenteranno anche in ragione del numero di questionari che riusciremo ad inviare per via telematica. E noi abbiamo un obiettivo, che per adesso ci siamo solo detto tra noi, non lo sanno nemmeno gli Amministratori. Vogliamo inviarli TUTTI in via telematica anche se non è obbligatorio.
Come fare? L'idea è di fare un gruppo di lavoro ristretto di funzionari comunali esperti in informatica ( tra l'altro la legge ci fa obbligo di inserire nel progetto prima di tutto i dipendenti e poi gli esterni, quindi faremo due bandi diversi). Questo sarò l'ufficio centrale, di interfaccia con l'Istat. Poi faremo dei punti di raccolta, almeno 20 sull'intero territorio comunale. In ogni punto di raccolta ci saranno almeno due postazioni internet con operatori, interni o esterni, in grado di eseguire il programma di compilazione on line. Poi a settembre faremo una campagna comunicazionale. L'Istat invierà direttamente a casa dei cittadini i questionari, insiema al codice identificativo. Quindi in teoria chiunque abbia il collegamento internet a casa e un po' di dimestichezza con il pc può fare tutto da solo.
L'innovazione che vogliamo introdurre per ottenere l'obiettivo della consegna telematica è la compilazione del modulo digitale presso i centri di raccolta, con il consenso del cittadino che, se vuole avvalersene dirà il proprio codice al rilevatore.
I dati immessi nel programma ci diranno in tempo reale quali sono i numeri civici e le famiglie che non hanno inviato direttamente o tramite i punti di raccolta il questionario. Solo alla fine manderemo i rilevatori a casa di chi pur risultando presente non ha consegnato ed a controllare le case che risultano vuote per vedere se ci sono persone non iscritte all'anagrafe. Insomma, una bella sfida.
Stamane mi sono chiesto se mi dispiace andarmene ai primi di ottobre. La risposta è stata...sì, mi dispiace.
Sono stati così tanti gli anni trascorsi in questo lavoro. E così tante le soddisfazioni. Se paragono la mia carriera a quella militare posso dire che a 21 anni ero caporale, a 23 maresciallo, a 25 tenente, a 32 colonnello, a 54 generale. Sono stato il primo direttore generale del mio Ente.
Ma la risposta è stata anche no.
Me ne vado volentieri e senza rimpianti, con la testa già altrove per vedere se in campi totalmente diversi posso fare, ancora, qualcosa di buono. Ci riuscirò? Chissà. Intanto, ci provo, male che vada...c'è sempre il mio podere: l'agricoltura ha bisogno di braccia!

 

sabato 11 giugno 2011


Stella di Vetro
 





È un segreto da poco, una stella di vetro
Ma puoi metterla sotto al cuscino
Lui le disse "Partiamo col buio
Non ha senso aspettare il mattino"


E la radio trasmette su frequenze lontane
Mentre guidano verso occidente
Che si lasciano il sole alle spalle
E la notte può durare per sempre


Fermati fermati, mio grande amore
Fermati e lasciati amare
Non c’è tempo ma il tempo non conta
E non conta saperlo aspettare


È una porta che sbatte per un colpo di vento
È una pietra da un cavalcavia
È tenere la tua mano un momento
È sognare di andarcene via


E la strada va, e la strada vola
E la strada torna e ritorna ancora
Fino a dove e quando e forse mai
Fino a quasi e sempre
E il prezzo di quello che perdi stanotte
È lo stesso di quello che hai


Non c’è niente che porta dalle parti del niente
Non lo so ma non serve parlare
Non ci sono risposte o domande
E capire può farci anche male


E nessuno li segue nella luce che cambia
Pochi fari nel retrovisore
Per due cuori lanciati in discesa
Come macchine senza motore


E la strada va, e la strada vola
E la strada torna e ritorna ancora
Fino a dove e quando e forse mai
Fino a quasi e sempre
E il prezzo di quello che perdi stanotte
È lo stesso di quello che hai

Pensami piano, pensami ancora
Pensami fino a soffrire
Quel che lasci lo perdi per sempre
Quel che cerchi non può mai finire

Mimmo Locasciulli





giovedì 2 giugno 2011



Si
vota ancora




Bene, non ci dimentichiamo i referendum, sono vicini e sono 4 perché c'è anche quello sul nucleare, confermato proprio oggi.
Gli ultimi referendum tenuti in Italia sono stati tutti vanificati dal mancato raggiungimento del quorum. Peccato, è la cosa peggiore, non sapere cosa pensino gli italiani su leggi importanti che agiscono sul loro ( nostro) presente e anche sul futuro. A prescindere dalla giustezza o meno dei propri convincimenti.
A suo tempo io votai a favore del nucleare, unico nella mia famiglia. ricordo che sia io che mia sorella avevamo le bambine piccole, c'era lo shock di Cernobyl, non si trovava più il latte, si diffidava delle verdure, di tutto. eppure ero sinceramente convinto che noi non dovessimo abbandonarlo. Perché allora eravamo all'avanguardia, perché le cd "energie alternative" non mi convincevano più di tanto, perché ero consapevole che una ottima generazione di ingegneri nucleari formati in Italia sarebbero stati costretti ad emigrare o a riciclarsi, perché...ci credevo, insomma.
Confesso di non aver ancora cambiato del tutto idea. C'è una fonte di energia grandissima, in Italia, a cui potremmo attingere. Ed è il risparmio energetico.
Se tutti stessimo attenti a consumare solo quanto basta potremmo vivere ugualmente bene senza starci a strologare su come e dove prendere l'energia. Gli sprechi sono tanti. L'altra domenica ero in campagna, ho chiamato mia moglie per chiederle se le andava di mangiare qualcosa insieme lì. Mi ha risposto di sì e che sarebbero venuti anche la figlia grande ed il fidanzato. Bene, sono arrivati, puntuali all'ora di pranzo come convenuto ma...ognuno con la sua macchina. Eravamo 4 persone e 4 macchine. Il che la dice lunga come siamo diventati noi italiani in questa società dei consumi.
Quando ero piccolo in famiglia eravamo in 5. Io mio padre, mia madre, mia sorella e nonna. Non ce la passavamo male, in casa c'erano 2 stipendi. Mio padre era un impiegato, nonna faceva la bidella perché pur essendo nata in una famiglia assai agiata la fortuna le aveva voltato le spalle rendendola vedova a 21 anni.  E quindi si era dovuta accontentare di quel modesto lavoro per non sottostare alla volontà della bisnonna che voleva farla rimaritare. All'epoca vivevamo in affitto pur possedendo una grande casa nel centro storico, quella dei bisnonni, loro avevano preferito abitare vicino alla piazza, comoda da raggiungere. Ma avevano un obiettivo, farsi una casa loro nella parte nuova del paese. Così avevano comprato un edificio grande e solido di fine 800 e piano piano lo stavano trasformando in casa. Non ci è mai mancato nulla in quegli anni, né a me né a mia sorella. Eppure la parola spreco...semplicemente non esisteva. Non esisteva che si lasciasse un rubinetto aperto, una lampadina accesa, un etto di pane o di verdura o di carne nella pattumiera. Mio padre ha comprato la prima automobile nel 67, a 45 anni e se l'è tenuta fino al 93. Io a 45 anni ne avevo consumate già 6 o 7, nemmeno mi ricordo. La prima vacanza al mare l'abbiamo fatta nel 68, ero già grande.
Quando 'ste cose le racconto alle mie figlie, che non sono stupide, anzi...vedo che quasi non mi credono. Non concepiscono l'idea di un mondo che cammini anche a piedi, di una casa che abbia meno di 2 bagni. A volte penso che la colpa sia mia, che avrei dovuto educarle diversamente, che non avrei mai dovuto comprare una casa che basterebbe per 10 persone e più.
Io penso che saprei tornare indietro, se dovesse servire, loro... non so, credo si troverebbero assai male. Ma poi vedo che più o meno anche i figli dei miei amici considerano irrinunciabili alcune cose che ai nostri tempi semplicemente non esistevano. Sono forse i tempi, i modelli proposti dalle tv...boh.
Ma siccome in natura nulla si crea a nulla si distrugge è certo che per mantenere certi standard di vita ci vuole l'energia. Che non è illimitata, che costa, che prima o poi finirà se non si trovano alternative valide. Penso che al momento l'unica alternativa valida al gas ed al petrolio  sia, ancora, quella atomica.
Però al referendum stavolta voterò SI, voterò per metterla al bando. Abbiamo perso un treno, tanti anni fa. Adesso, non vale più la pena, siamo troppo indietro, troppo spaventati. E confesso di essere anche pessimista. Lunedi tornavo da Caserta. A destra, su dei rilievi non lontani dall'autostrada si scorgeva un parco eolico imponente. C'era vento eppure le pale erano ferme. Alcuni dei miei vicini hanno speso 20.000 euro per ricoprire i tetti di pannelli solari. Adesso si sono accorti che per ripagarseli ci vogliono 20 anni. Dopodiché non si sa se tra 20 anni funzioneranno ancora e in che misura. Quando non funzioneranno più avranno il problema dello smaltimento. Non è nemmeno paragonabile allo smaltimento delle scorie nucleari ma è comunque un costo. Forse un giorno si troverà davvero la formula magica per avere energia in quantità, a basso costo e non rischiosa. Lo spero. Adesso però è così che la penso e lo devo dire.
Voterò SI, contro il nucleare, sperando che il mio pessimismo venga smentito, sperando che i nostri figli non dovranno tornare indietro, sulla strada del risparmio. ( che forse è un bene, a pensarci).
Voterò SI ai referendum sull'acqua perché penso che nessuno debba lucrare su un bene primario.
Voterò

 SI
per abolire il " legittimo impedimento"
ma questo...ça va sans dire.

sabato 28 maggio 2011


La mia sera, le mie sere


 



Questa è la sera che trovo uscendo dall'ufficio quando la piazza del Comune è vuota di gente e  si immerge nella atmosfera metafisica del razionalismo fascista.

 




 



E questa è la sera che mi coglie in campagna, andando via dal mio podere. Le rose sono quelle che piantò mio padre tanti anni fa e di questi tempi hanno una bellissima fioritura.
Io amo la sera, in ogni momento dell'anno ed in ogni luogo. Mi piace guardare il sole che tramonta sul mare ed anche quando tramonta dietro un picco in montagna. E non credo che sia perché mi ricorda la presente stagione. L'ho sempre amata, anche da ragazzo.
Un po' ho girato. L'ho vista, la sera, scendere sopra le piramidi a Gizah, sulla spiaggia di Miami, dietro le Torri gemelle, sopra la Senna e il Tamigi, sopra il Danubio che a Novi Sad sembra mare per quanto è largo, sopra Lisbona, Madrid, Barcellona, Valencia, Alicante, Praga, Lubiana Atene, Santorini...e l'elenco sarebbe lungo ancora. E spero di vederne tante altre ancora, in tutto il mondo che ancora non ho visto.
Ma queste, sono le sere della mia vita di sempre, quelle che amo di più. Le mie sere, nella mia sera.